Per la morte di Dashnor , otto avvisi di garanzia
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Sono otto gli indagati per la morte di Dashnor Qalliaj, l'operaio albanese di 38 anni annegato al cantiere navale martedì mattina. La Procura ha spedito gli avvisi di garanzia a coloro che hanno avuto a che fare con l'area in cui è avvenuto il primo incidente di una settimana incubo.
Sono state coinvolte le ditte che nel sistema di appalti e subappalti avevano in qualche modo a che fare con la banchina 78 del bacino galleggiante. Il sistema è questo: l'Autorità Portuale ha dato la concessione ad Azimut Benetti. Azimut Benetti ha dato in uso temporaneo il bacino galleggiante alla Gestione Grandi Bacini (una spa partecipata da  32 aziende del settore navalmeccanico), come ha spiegato in una nota la società che costruisce yacht. La Grandi Bacini ha affidato poi il lavoro alla Amico di Genova (specializzata in riparazioni e rimessaggio di imbarcazioni di lusso) che a sua volta ha chiamato la cooperativa Maris per le operazioni di verniciatura e sabbiatura.
Per questo a ieri risultano iscritti nel registro degli indagati il presidente dell'Autorità Portuale Roberto Piccini e il responsabile sicurezza dell'Authority Giovanni Motta, due dirigenti della Gestione Bacini (il presidente Marco Fiorillo e Mario Ciapini), il rappresentante della Amico Guido Amico e il presidente e l'amministratore delegato della cooperativa Maris Fabrizio Augello e Antonio De Giovanni. Le ipotesi di reato per tutti sono omicidio colposo e violazione delle normative in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro».
Gli avvisi di garanzia "a ventaglio" serviranno alla Procura soprattutto a utilizzare i risultati dell'autopsia quando e se si arriverà a un processo. Succede spesso, per esempio, quando c'è un'inchiesta per colpa medica.
Al centro dell'inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Antonio Giaconi non c'è soltanto verificare l'esatta dinamica dell'incidente. E neanche solo capire se fossero rispettate le misure di sicurezza nell'area del cantiere dove lavoravano Dashnor e i suoi colleghi. Ma anche e soprattutto valutare e individuare eventuali responsabilità di chi ha permesso che su quella banchina si lavorasse regolarmente quando invece c'era un chiaro provvedimento dell'Asl che, al momento del dissequestro avvenuto  un anno fa, diceva: ok, si tolgono i sigilli, ma qui non si lavora.
Invece lì si è lavorato, ci stava lavorando martedì la cooperativa che aveva assunto Dashnor. C'è da capire da quanto tempo andava avanti quella situazione. Chi, per usare parole più semplici, ha abbattuto quella recinzione che l'Autorità Portuale aveva installato per evitare l'accesso alla banchina. Chi doveva controllare e non ha controllato. «Ma l'Autorità Portuale non ha organi di ispezione e vigilanza - spiega l'avvocato Paolo Bassano che tutela l'Authority - Per quello c'è la Capitaneria».

 

Fonte: Corriere di Livorno

 

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