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Comune di Suvereto 
CENNI STORICI
A Suvereto si arriva dal mare, percorrendo l'Aurelia lungo la Costa degli Etruschi e deviando verso l'entroterra all'altezza di Piombino e Venturina . Ma la sua cultura e le sue tradizioni sono tutte rurali, mentre il paesaggio che si incontra è già quello della collina toscana , seppure con impresse le tracce indelebili dell'ambiente di Maremma , dell'instabile e fascinoso equilibrio tra uomo e natura. Suvereto è un suggestivo borgo di origine medievale, ancora oggi cinto di mura, a pochi passi dalla città etrusca di Populonia , in Toscana.
Centro dal clima particolarmente mite, è situato sulle dolci pendici che dalla valle del fiume Cornia salgono verso le colline metallifere; da queste prime alture si scorgono il Mar Tirreno, il Golfo di Follonica e l'Isola d'Elba. Alle sue spalle si snodano strade e sentieri in direzione delle città di Massa Marittima e Volterra . Il territorio ricco di sughere, olivi secolari e viti , riflette i caratteri dell'economia locale, basata tradizionalmente sull' agricoltura , le attività forestali e l'allevamento ed oggi anche su artigianato e turismo . In particolare i boschi di sughere, mescolate alla profumata e variegata macchia mediterranea, conferiscono al paesaggio una impronta esclusiva: il sughero, che qui chiamano più dolcemente suvero , è all'origine del nome stesso del paese ed è raffigurato nello stemma comunale insieme ad un leone andante, che un tempo si dice fosse rampante, quasi a testimoniare l'antica importanza di Suvereto.
L'insediamento sparso delle case coloniche, eredità dell'organizzazione mezzadrile dell'agricoltura, caratterizza sia la parte pianeggiante adiacente il corso del Cornia che i primi rilievi collinari che fanno da corona al capoluogo; mentre le pendici del Monte Calvi e la zona di Montioni sono quasi interamente coperte di boschi e macchie , ricche di molte specie di fauna e flora selvatiche che rendono queste località tra le più pregiate della Val di Cornia dal punto di vista ambientale. La vasta area boscosa di Montioni, in particolare, è divenuta di recente un grande Parco provinciale nel quale si snodano percorsi per il trekking e passeggiate a cavallo tra risorse naturali e resti archeologici di varie epoche. (cfr. scheda Montioni e i Parchi della Val di Cornia). Un sistema di poggi (Monte Peloso, Monte Pitti, Poggio Castello) rende il vasto territorio di Suvereto ancora più vario, ricco di scorci paesaggistici, di ambienti naturali e di valori storici in parte ancora da scoprire e valorizzare.
Suvereto conta oggi circa 3000 abitanti , metà dei quali residenti nel capoluogo comunale ed i restanti sparsi nelle case di campagna o nei piccoli nuclei urbani di San Lorenzo, Montioni, Forni, Prata e Belvedere . Le case del centro storico, oggetto di decenni di restauro, hanno assunto il color della pietra; una pietra viva come lo spirito della gente di Maremma, abituata a vivere a contatto diretto con la natura e nello stesso tempo aperta e curiosa del nuovo. Il fiume Cornia solca tutta la pianura con velocità diverse a seconda della stagione, disegna anse e meandri, si stringe tra gli argini o si allarga sulle golene: costituisce, in ogni caso, un ambiente naturale da scoprire, un asse di vita intorno al quale si sono succedute nel corso del tempo attività economiche, forme di caccia e di raccolta, insediamenti produttivi. Lungo il fiume, che dà il nome all'intero comprensorio, si estende la Val di Cornia , uno dei sistemi territoriali più vivaci della Toscana, dove l'integrazione fra il turismo e le risorse ambientali e culturali trova ormai una delle migliori espressioni.
Suvereto nel tempo
Verso la metà del Cinquecento un frate bolognese in viaggio per la Maremma descriveva Suvereto come un «molto abondante castello di vino, oglio e d'altri frutti» ; due secoli più tardi, a metà Settecento , Giovanni Targioni Tozzetti lo presentava come luogo «circondato di muraglie con due porte ed una gran rocca» . In queste due immagini, tratte a caso dalla lunga storia di Suvereto, possono essere riassunti ancora oggi i caratteri principali di questa tranquilla comunità rurale, che si offre al visitatore nella bellezza del suo centro storico, nella qualità dei suoi prodotti agricoli e nella amenità del paesaggio, contenuto tra il mare e le colline metallifere, in quella parte della Maremma toscana che ha conosciuto fin dall'antichità i tratti più autentici della civiltà italica.
Qui siamo in terra etrusca , ma tralasciando i riferimenti agli insediamenti antichi nel territorio, che rendono tutta l'area adiacente alla vicina Populonia di estremo interesse per la conoscenza della civiltà etrusca, possiamo con certezza affermare che le origini di Suvereto risalgono a prima del Mille , come attestano i documenti scritti che nel corso del X secolo si riferivano al castrum di Suvereto indicandolo quale centro già funzionante ed organizzato, sorto superiormente ad una chiesa intitolata a San Giusto , che dovette rappresentare anche un passaggio intermedio nel trasferimento della sede vescovile da Populonia a Massa Marittima (sec. XI). I conti Aldobrandeschi , signori del nascente castello, cercarono allora di affermare il loro dominio sulla popolazione e sull'area circostante e Suvereto costituì un luogo importante nella strategia di questa famiglia comitale. Nel XII secolo nacque la torre sulla sommità del colle dove poi si articolerà il complesso della Rocca Aldobrandesca e vennero realizzati i fossati a circondare l'abitato; verso la fine dello stesso secolo gli homines di Suvereto si costituirono in libero comune e all'alba del nuovo, nel 1201, ottennero dal conte palatino Ildebrandino VIII ulteriori concessioni di natura economica e politica. Ormai, oltre al castrum, si era sviluppato sulla pendice meridionale del colle un abitato più esteso (borgo) che più tardi sarà anch'esso cinto di mura.
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Lo sviluppo urbanistico proseguì nel XIII secolo , in relazione alla crescita della popolazione, tanto che Suvereto divenne per certi versi un polo d'attrazione, riuscendo a dotarsi del Palazzo Comunale e di altri edifici di notevole valore architettonico e di forte significato politico e religioso, come il convento di San Francesco . Per tutti questi motivi è stato detto che il Duecento può essere considerato l'età dell'oro di Suvereto, anche se l'espansione continuò, pur con fasi alterne, nel corso del basso medioevo e agli inizi dell'età moderna.
Fu quindi soprattutto tra l' XI e il XIV secolo che Suvereto assunse la fisionomia ancora riconoscibile. Oltre alla cinta muraria, vennero costruiti o ampliati in questo periodo la Chiesa di San Giusto, la Rocca, il Palazzo Comunale e il Chiostro di San Francesco. Dal punto di vista politico Suvereto restò a lungo feudo dei conti Aldobrandeschi, ma con l'adesione alla Lega Ghibellina (1237) il comune entrò sempre più nell'orbita d' influenza della Repubblica di Pisa che promosse la nuova fortificazione del castello negli ultimi decenni del XIII secolo. L'alleanza e, per certi aspetti, la soggezione a Pisa determinò comunque un influsso complessivamente positivo. Proprio nel periodo pisano (1313) Suvereto ospitò il cadavere dell'imperatore Arrigo VII di Lussemburgo, che da Buonconvento doveva essere trasportato a Pisa dove si stavano ultimando i lavori per il suo sepolcro. \r\nNel 1399, Suvereto entrò a far parte della Signoria di Piombino , quando Gherardo Appiani, signore di Pisa, dopo aver venduto la sua città ai Visconti di Milano, si ritirò a Piombino ponendo le basi di un nuovo Stato indipendente, che resterà per secoli ad infoltire la frammentata carta politica dell'Italia. Il suo territorio venne così a trovarsi al confine con realtà politicamente in contrasto, come quelle senese e fiorentina, risentendo quindi di passaggi militari, saccheggi, assedi. Tra le vicende di questo tipo, nel XV secolo «la terra di Sughereto sprovvista d'armi e di genti» - come la chiamerà Francesco Inghirami subì l'assedio di Baldaccio d'Anghiari , che come è noto finì tragicamente a Firenze la sua vicenda di condottiero, con la testa rotolata sul selciato di Piazza della Signoria.
Fin dal medioevo la struttura urbana di Suvereto era divisa in terzieri, che prendevano il nome da altrettante chiese oggi non più esistenti: San Niccolò (il più antico), San Salvatore, San Martino. Un'eco lontana, ma non totalmente astrusa, di quelli che oggi si contendono le sfide delle rievocazioni storiche e folcloristiche, cioè i terzieri di Castello, Borgo e San Francesco.
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Un periodo di ulteriore sviluppo fu conosciuto da Suvereto tra il Quattrocento e la prima metà del Cinquecento, come testimonierebbe, ad esempio, la costruzione di nuove chiese, tra cui quella della Madonna sopra la Porta (1480 circa) e quelle di San Leonardo e di San Rocco (anni venti del 500) o il passaggio di artisti importanti, come Andrea Guardi che vi realizzò l'edicola marmorea della Madonna con Bambino, posta poi sopra la cinquecentesca Fonte degli Angeli . Suvereto conobbe insomma il suo rinascimento. Anche dal punto di vista economico si potevano annoverare fatti nuovi e positivi, tra i quali spicca l'impianto di nuove ferriere sul Cornia, avviando nella attuale località dei Forni una sorta di zona industriale che sfruttava l'acqua come forza motrice, il minerale dell'isola d'Elba e il legname di Montioni come materie prime. Grano e ferro rappresentavano, verso la fine del Cinquecento, la base della ricchezza locale, i due prodotti sui quali si fondava il contributo di Suvereto alle risorse finanziarie dell'intero Stato piombinese.
Un forte declino demografico prese però piede a partire dalla metà del XVI secolo, in linea con un processo di spopolamento e di degrado ambientale dell'intera Maremma, al quale le autorità cercarono di reagire attraverso leggi e iniziative tese a favorire l'attrazione delle persone, una terra senza uomini come Suvereto è stato definito che tentava, a volte disperatamente, di ripopolarsi. Frutto di questa politica fu la fondazione, sulla panoramica e salubre collina a nord di Suvereto, del castello di Belvedere, un nucleo abitato costruito a partire dal 1573 sulla base di un provvedimento di Jacopo IV Appiani per dare animo a' forestieri che venghino ad habitare e che richiamò nuovi residenti dal Modenese e dal Parmense. Braccianti che venivano a opra dal lontano Appennino, pastori che portavano i loro greggi a svernare, qualche artigiano impiegato nelle ferriere di Cornia, sporadici mercanti d'olio o di cereali, tagliaboschi in cerca di lavoro era questo il panorama sociale nella zona di Suvereto agli albori dell'età moderna. Il processo di decadenza si rifletteva anche sull'organizzazione agricola del territorio: Suvereto era una volta assai popolata annotava a metà Settecento il fiorentino Targioni Tozzetti ed aveva all'intorno una campagna benissimo coltivata, particolarmente a uliveti Presentemente, la campagna è deserta, piena d'ulivi incolti e inselvatichiti e l'aria è assai cattiva. La popolazione, stimata in circa 1000 abitanti a metà Quattrocento, era scesa a poche centinaia di teste: nel 1787 si potevano contare appena 570 persone , alle quali si aggiungevano circa 300 forestieri, cioè coloro che andavano e venivano ma che non vi risiedevano stabilmente. Solo nell' Ottocento si avrà una generale ripresa.
Per alcuni secoli, dalla fine del medioevo al periodo napoleonico, Suvereto aveva fatto parte integrante del Principato di Piombino, governato dagli Appiani prima e dai Boncompagni-Ludovisi poi, sotto il quale come si è detto - venne edificato il cinquecentesco castello di Belvedere, furono realizzate le ferriere di Cornia ai Forni, fu costruita la Fonte degli Angeli. Per il resto dell'età moderna, tuttavia, se si esclude il fatto rilevante della fondazione del nuovo villaggio di Belvedere, non era successo un granché, non si verificarono consistenti trasformazioni, come se Suvereto restasse avvolto dalle difficoltà sue e dell'intera Maremma, da un alone di persistente medioevo. Fra il 1796 e il 1799 la cosiddetta rivolta delle coccarde , un moto contro il dispotismo dei rappresentanti del principe di Piombino, rese anche Suvereto partecipe del clima antifeudale diffuso in Europa e in Italia dopo la presa della Bastiglia; dopo questa rivolta il principato di Piombino fu occupato dai francesi ed in seguito divenne un dominio napoleonico. Nei primi anni del secolo XIX, infatti, Suvereto insieme al resto dello Stato di Piombino fu assegnato a Elisa Bonaparte , sorella di Napoleone e sposa del principe Baciocchi (per questo detta La Baciocca ), che organizzò in mezzo ai boschi di Montioni un villaggio produttivo e termale, allargando anche gli spazi coltivati, tra i quali va segnalato l'impianto di un moderno vigneto all'uso di Bordeaux. In tutto il territorio vennero privatizzati terreni pubblici, demaniali e religiosi, tra cui la soppressione del convento di San Francesco. Nelle campagne si ebbe un certo disboscamento e si realizzarono nuove piantagioni, specialmente di olivi, mentre nuove terre furono messe a coltura con la tecnica del debbio, e poi dicioccate, assolcate, sistemate.
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Nel 1815 anche Suvereto divenne un paese della Toscana : entrò infatti a far parte del Granducato guidato dai Lorena , sotto i quali le iniziative di bonifica, il rilancio delle attività agricole ed un generale clima di ripresa economica determinarono una nuova e duratura fase di sviluppo. Agli occhi del viaggiatore ottocentesco, il territorio di Suvereto, come a simboleggiare i tempi nuovi, annunziava fertilità ed era coltivato a viti, olivi e cereali. Giungendo a Suvereto nel 1835 il fiorentino Lapo de' Ricci poteva descrivere una strada pianeggiante lungo il rio Merdancio che attraversava il fertile e coltivato piano di Suvereto , col quale contrastava, invece, la parte che giace sul territorio di Campiglia che gli appariva guasta e mal tenuta. La stessa strada maestra, della la piombinese o pisana, vedeva crescere il transito di merci, bestie e persone; al fine di percorrerla meglio venne costruito in quegli anni il ponte per l'attraversamento del Rio Merdancio, il torrente che taglia da nord a sud il territorio comunale. La popolazione cresceva , superando i 1000 abitanti nel 1850, e nel territorio circostante aumentavano nel corso dell'Ottocento e del primo Novecento le case dei contadini, i cosiddetti poderi. Anche l'aspetto urbano conobbe ampliamenti e trasformazioni: gli spazi vuoti posti all'interno delle antiche mura o anche immediatamente fuori della cinta castellana tendevano a riempirsi di nuove abitazioni; le strade, fino ad allora soggette al fango e alla polvere, venivano lastricate o selciate [ vedi scheda Strade e vicoli di Suvereto ]. Verso la metà del secolo arrivò l'acqua potabile nella piazza centrale del paese: un condotto aperto partiva dalla sorgente di Belvedere [ vedi scheda sulle fonti ] ci giungeva fino alle mura di Suvereto; da qui tramite un tubo di ferro in galleria l'acqua arrivava ad una fontana costruita sotto la casa Vildosi, opportunamente modificata e ristrutturata e divenuta palazzo pubblico utilizzato anche come scuola e per le adunanze comunali. Nella seconda metà dell'Ottocento Suvereto si rifece il look dalla parte di mezzogiorno: in particolare venne ampliato il complesso della Chiesa di San Giusto con la costruzione del nuovo muro su cui sorse la canonica e successivamente con l'edificazione dell'adiacente oratorio (l'attuale Museo d'arte sacra). Ma venne presa anche la drastica decisione, tra il 1855 e il 1856, di demolire l'antica porta di accesso al centro urbano, comprese le case soprastanti, con il fine di servire di abbellimento al Paese e di renderlo più ventilato con utilità per la pubblica salute (si era, in quegli anni, in tempi di colera). Cadde così quella che nei diversi tempi era stata chiamata Porta al Piano, Porta a Mare, Porta Piombinese, Porta Grande . Al posto della porta medievale e delle abitazioni che la contenevano venne comunque costruito l'attuale arco merlato. L'altra porta (detta Porticciola, Porta di Sassetta , ecc.) era stata modificata qualche decennio prima. Con l'abbattimento o la modifica delle vecchie porte – forse – se ne andava per sempre, anche agli occhi degli abitanti, il lungo medioevo di Suvereto e si annunciava un'epoca nuova, un paese più aperto. Fino all'unità d'Italia Suvereto condivise le sorti del Granducato di Toscana. A partire dal periodo lorenese, ma proseguendo nel periodo unitario, la crescita dell'economia locale, a carattere prevalentemente agricolo e forestale, fece di questo centro un vivace comune, compreso prima nella Provincia di Pisa e dal 1925 in quella nuova di Livorno . Fra Ottocento e Novecento la forte diffusione della mezzadria e l'organizzazione dei poderi in fattorie, così come la nascita della grande industria siderurgica a Piombino modificarono profondamente i caratteri sociali ed economici dell'intera Val di Cornia come di buona parte della Maremma, fornendo una ulteriore occasione di attrazione demografica. L'incremento fu costante: se nel 1901 la popolazione di Suvereto si aggirava sulle 3300 unità , essa oltrepassava i 4000 abitanti alla metà del secolo ; nel corso degli anni '30 la costruzione di un nuovo e capiente edificio scolastico verso la Cortina simboleggiava in modo evidente il processo di aumento della popolazione. Dopo il periodo difficile della seconda guerra mondiale e della liberazione dal nazifascismo, eventi che la gente di Suvereto visse con attiva passione, si avviò, qui come altrove, la faticosa opera di ricostruzione. Nell'età del miracolo economico italiano anche Suvereto conobbe, nel bene e nel male, i suoi riflessi di modernità: nel 1951 fu decisa l'asfaltatura del centrale viale di Pian della Fonte "onde torgliere l'inconveniente del fango durante la stagione invernale e della polvere durante quella estiva, ma cominciò anche la costruzione di alcuni edifici a diversi piani, con tipologie non compatibili con la consolidata ed equilibrata immagine urbanistica del paese. Intanto l'esodo rurale, accelerato qui dalla vicinanza della realtà industriale di Piombino, generando il miraggio di una vita più urbana e più comoda, apriva una nuova fase di declino demografico. Sul finire degli anni '60 e poi degli anni '70 , si è assistito ad un forte recupero delle tradizioni locali. Attraverso il cantar maggio, le sagre e le feste paesane, tutti fenomeni ancora oggi attivi e visibili, si è cercato di dare voce ad una identità spezzata, a quel mondo rurale che era stato da sempre la naturale cornice della vita a Suvereto e che oggi cerca di riconquistare una nuova dignità, rispecchiandosi nella qualità del territorio, dei suoi prodotti e forse anche dei suoi abitanti.
DA VEDERE
La storia dell'acqua: le fonti di Suvereto
L'approvvigionamento idrico è sempre stato un elemento vitale di ogni centro abitato. Nei secoli passati, prima della costruzione delle moderne reti di distribuzione, la popolazione si procurava l'acqua per gli usi domestici dalle cisterne e presso sorgenti naturali esistenti nelle vicinanze, opportunamente incanalate e raccolte tramite fonti che assumevano spesso anche forme architettoniche di pregevole fattura. A queste fonti le istituzioni pubbliche dedicavano particolare attenzione. Per lunghissimo tempo gli abitanti di Suvereto si rifornivano essenzialmente da quattro fonti pubbliche. Ai primi dell'Ottocento quasi tutte avevano bisogno di essere restaurate e per questo venne redatto un documento con la descrizione di ognuna e i lavori da intraprendere.
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La Fonte degli Angeli era la più bella dal punto di vista architettonico: si presentava con un prospetto intonacato ed imbiancato, oltre ad una bene intesa cornice e terminava con un frontespizio architettato, il cui timpano conteneva un piccolo bassorilievo in marmo coll'immagine di Maria Santissima ed il Bambin Gesù, mentre sotto c'erano tre stemmi anch'essi in marmo. Due grosse cannelle di ferro gettavano l'acqua nella vasca davanti, compresa tra due muri intonacati e sormontati da sei gugliette per parte terminate a cuspide. La vasca, che serviva per abbeveratoio del bestiame, aveva le sue spallette in muratura che finivano esternamente con una panchina di pietre calcaree e travertino; tra la vasca ed i muri laterali si stendeva un selciato di pietra morta in calcina. Sul lato nord un piccolo canale ( gorello) portava l'acqua dalla fontana ai due lavatoi pubblici. La sorgente, ubicata a poca distanza dalla fonte, era incanalata in un condotto sotterraneo murato, dotato di ben tredici bottini di pietra utilizzati per la pulitura. Il secondo punto di approvvigionamento, sia per importanza che per vicinanza al paese, era la Fonte della Boldrona , situata sulla cosiddetta Via comunitativa da Suvereto a Campiglia. Il suo nome, attestato già nel Duecento (fonti dicte Boldrone), rimandava all'antica presenza di concerie per le pelli, poiché per boldrone si intendeva la lana di pecora separata dalla pelle. All'inizio dell'Ottocento questa fonte consisteva in un cisternino che attraverso un condotto sotterraneo alimentava un fontanile con prospetto a muro, anche questo intonacato ed imbiancato, munito di una cannella di ferro incastonata in un blocco di marmo. Al di sotto una vasca allungata che serviva da abbeveratoio. Lungo la strada che collegava Suvereto con Belvedere si trovava una terza fonte, la Fonte di Belvedere , un cannone di ferro dal quale sgorgava l'acqua proveniente da due condotti sotterranei che raccoglievano le soprastanti sorgenti. L'aspetto della fonte era quello di una cisterna di forma quadrilatera, murata, pavimentata e coperta da una volta reale con davanti una spalletta che lo separava dall'abbeveratoio con il relativo prospetto. Nel 1840 la Comunità decise di realizzare un acquedotto affinché una parte dell'acqua della sorgente di Belvedere andasse ad alimentare una fontana da costruirsi in Suvereto per gli usi potabili di quella popolazione; ad un lungo canale in doccioni di terra cotta seguiva – dalla località L'Insegna fino alla fonte sulla piazzetta centrale del paese – un tubo di ferro passante in una galleria. Più lontana dal centro abitato, verso sud in direzione del Cornia, si trovava la Fonte della Pietrasca , abbondante di acqua e utilizzata sia dagli abitanti di Suvereto che da quelli delle limitrofe pianure, come si scriveva nel 1834 allorché si proponeva di mantenerla il meglio possibile. Ancora più distante, ma verso nord, sulla strada per Sassetta, si trova infine la Fonte dell'Annunziata , una sorgente utilizzata fin dal XII secolo, epoca a cui viene fatta risalire la costruzione della chiesa omonima [vedi scheda relativa] con funzioni di servizio per i viandanti. Nel 1884 il Comune richiese la concessione di tale sorgente per approvvigionare l'abitato di Suvereto tramite la costruzione di un acquedotto; in quell'occasione fu progettata la nuova fonte nell'aspetto in cui ancora oggi si presenta.
Strade e vicoli di Suvereto
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Oggi il visitatore può godersi l'atmosfera tranquilla delle vie, dei vicoli e delle piazzette che si snodano nel centro storico di Suvereto. In gran parte i loro nomi attuali rimandano alla stagione risorgimentale e novecentesca della storia d'Italia (Magenta, Cavour, Garibaldi, Piave, D'Annunzio, Matteotti, Gramsci, ecc.); solo in rari casi i toponimi sono rimasti quelli legati ad epoche più lontane (Via San Leonardo, Via della Rocca, Via dei Difficili, Vicolo dei Frati, ). Prima dell'unità d'Italia i nomi delle vie non era precisamente codificati e le strade si richiamavano prevalentemente ai caratteri urbanistici, funzionali, topografici o morfologici: Via Grande o Via di Mezzo e Via della Porticciola quella che collegava le due porte del paese (dalla Porta Piombinese alla Porta Sassetana), Via Campigliese (l'attuale Via Roma), Via di San Francesco (oggi Via del Crocifisso) , Via del Rotaio, Strada dei Palazzi (ora Via Cavour), Via di Castello (Via Piave), che passava sotto l'Arco di Castello e si congiungeva con Via della Rocca; poi c'era la ripida salita della Via dei Difficili non ancora sistemata a scaloni come appare attualmente.
C'erano inoltre le strade più piccole, come Via della Chiesa della Madonna (collegava la Via principale con Via San Leonardo), il Vicolo del Romagnoli , la Strada dei Granai, il Vicolo dei Calzolari , altri due vicoli che portavano al Campanile del convento di San Francesco. Più anticamente le strade del borgo assumevano denominazioni ancora diverse, come Via della Concia, Ruga del Pozzo , ecc.
Oggi le strade più centrali presentano una pavimentazione lastricata , con pietre di provenienza locale; ma fino al secolo scorso non avevano lo stesso aspetto: prima di allora, infatti, le vie all'interno delle mura di Suvereto erano o sterrate o semplicemente acciottolate a sasso vivo , con un fondo che verso il 1840 appariva nella massima parte sommosso e sconnesso, costituendo un pericolo per il transito delle bestie, dei carri e dei barrocci.
La condizione della viabilità era aggravata dall'abitudine di riversare nelle strade le immondizie e i rifiuti umani direttamente dalle case, i getti che liberamente da molti abitanti si fanno per le finestre delle respettive abitazioni, scriveva l'ingegnere del Circondario nel 1839. Era una situazione comune nei centri urbani di antico regime, che andò radicalmente migliorando nella parte centrale del XIX secolo.
A Suvereto nel 1836 venne progettato il riattamento della strada detta della Porticciola, prevedendo la modifica dell'arco della Porticciola, con la demolizione delle sue spallette e dei suoi piediritti, ed un abbassamento di due braccia del piano stradale. Era solo l'inizio di una grande operazione di sistemazione urbana. A cavallo del 1840, infatti, venne realizzato un Progetto sopra le strade interne del paese di Suvereto , che prevedeva per esse un pavimento lastricato o selciato con l'apposizione di pietre arenarie nella parte centrale della carreggiata e l'acciottolato di sasso vivo nelle parti laterali, come ancora oggi è possibile osservare in alcuni tratti (per esempio in Via Magenta). Contemporaneamente vennero realizzati vari tratti di fogne coperte a volta reale , con un sensibile miglioramento delle condizioni igieniche dell'abitato. Le pietre per l'esecuzione dei lavori furono ricavate dalle vicine cave di Montepitti, aperte nelle terre di Luigi Maruzzi in direzione di Campiglia, mentre il materiale per il selciato a sasso potevano essere recuperati nelle campagne circostanti e riutilizzando i sassi già presenti nelle vecchie strade.
IL PALAZZO COMUNALE (XIII secolo) :
Si tratta di uno dei più significativi esempi di architettura civile medievale della Maremma. La costruzione dell'edificio fu avviata nel XIII secolo, dopo la concessione della "Charta Libertatis" (1201) alla comunità suveretana da parte del feudatario Ildebrandino VIII degli Aldobrandeschi, conte palatino, per ospitare le magistrature del nascente comune.
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L'assetto dell'edificio si conforma alle esigenze di un nuovo governo per la comunità, che impose molte funzioni e responsabilità ai magistrati del popolo, tra cui quella di giudicare sulle controversie tra i membri della comunità. Con l'atto del 1201 Suvereto divenne il primo libero comune della Maremma settentrionale ed i suveretani acquisirono una serie di importanti diritti tra cui la possibilità di acquistare e vendere e quella di accogliere nel castello nuovi abitanti. Il palazzo comunale è sormontato da un antica torre, oggi dell'orologio, un tempo della campana, che chiamava l'assemblea degli Anziani e costituiva uno dei punti di vedetta del piccolo centro. L'ingresso è costituito da una breve e ripida scalinata coperta da un loggiato aperto e sorretto da alcune colonne: la loggia dei giudici, da dove si usava emettere e pubblicare le sentenze e decisioni comunitarie. Sicuramente la struttura attuale (che è la reinterpretazione nei secoli delle strutture duecentesche) insiste su di un più antico nucleo abitativo, caratterizzato dal prevalente uso del legno verosimilmente su di una casa a pilastro di tipo pisano collocabile cronologicamente nei primi anni del '200. Durante un indagine conoscitiva svolta dal dipartimento di archeologia dell'Università di Siena sono emerse, nei locali al piano terra, tracce della più antica cinta muraria del castello databile alla seconda metà del XII secolo e che delimitava la parte nobile dell'abitato dove era collocata la Rocca.
LA ROCCA ALDOBRANDESCA (X - XIII- XIX secolo) :
"Il castello di Sughereto, o Suvereto è situato in pendice, quasi alle falde di un poggio, che domina, dalla parte di mezzogiorno una vasta, fertile ed amena pianura... presentemente il Castello di Sughereto è circondato di muraglie con due porte, ed una Rocca". Così Agostino Cesaretti descrive il castello di Suvereto nel 1788. La nascita del castello di Suvereto è strettamente legata alla Rocca,situata "nel più alto, dalla parte di tramontana". Un'indagine archeologica svolta dall'Università di Siena nel 1989 ha portato alla luce all'interno della struttura una serie di buche di palo, databili al IX secolo, traccia del primo insediamento sulla collina di Suvereto.
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Il primo nucleo murato del complesso è costituito dalla Torre, costruita con molta probabilità intorno al 1164 per volere della famiglia comitale degli Aldobrandeschi, sebbene in un momento di avvicinamento alla potenza pisana. Fu la Repubblica di Pisa, a seguito delle mutate esigenze difensive e per la nuova politica di gestione del territorio, a fortificare l'abitato ed a munirlo di una grande Rocca a settentrione. Questi lavori furono conclusi nel 1308, come attesta un epigrafe posta sulla porta di accesso del recinto murato. Venne così realizzato un recinto trapezoidale, addossato alla torre, e munito di due porte. All'interno del recinto furono ricavate le strutture e gli ambienti per ospitare la piccola guarnigione pisana. La Rocca subì vari interventi di rifacimento nel corso dei secoli fino ad arrivare al suo abbandono, come struttura difensiva, a partire dal 1600. Nel XIX secolo viene adibita a civile abitazione con la costruzione di un edificio a tre piani all'interno del recinto ed addossato alla torre. Verso il 1950 la struttura viene definitivamente abbandonata e solo sul finire degli anno '80 è stata riacquisita dal Comune e destinata, dopo l'indagine archeologica degli anni 1989-90, ad essere restaurata e restituita al suo antico splendore.
LA CHIESA DI SAN GIUSTO VESCOVO (IX-XII sec) :
La chiesa parrocchiale è intitolata a San Giusto, vescovo di Volterra, che insieme ad altri vescovi quali Cerbone, Fiorenzo, Regolo, esuli africani sbarcarono in Val di Cornia nel VI secolo. Il passaggio di questi santi è ricordato in tutta la vallata; infatti San Fiorenzo è il patrono di Campiglia M.ma, a San Cerbone è intitolata la Cattedrale Vescovile di Massa Marittima, San Regolo è ricordato nei toponimi nei pressi del santuario del Frassine. Non è nota la data precisa di fondazione dell'edificio, che si ipotizza costruito su precedenti strutture paleocristiane. Le prime attestazione si riferiscono a due brevi, rispettivamente del 923 e 924, firmati dal Vescovo Uniclusio in "Ecclesia S. Justi" nel distretto di Cornino che in quel periodo era sede vescovile. Recenti studi confermano che il distretto di Cornino debba identificarsi con l'area di Suvereto e che pertanto la chiesa di san Giusto facesse funzione di cattedrale. Questo nel periodo di transazione tra l'originaria sede di Populonia e l'attuale di Massa Marittima.
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Il completamente dell'edificio è avvenuto nel 1189, ad opera di Barone Amico e Bono di Calci, come attesta un iscrizione sul transetto di sinistra. L'edificio ha pianta a croce latina, monoabsidato ed a navata unica. Sulla facciata, a capanna, si aprono il portale di accesso ed un rosone quadrilobato. Sul timpano è presente una decorazione a bande bianche e nere. Lungo il perimetro dell'edificio sono presenti monofore strombate. Il portale romanico è delimitato da due stipi sormontati da mensole, a decorazione fitomorfa e con protome umana centrale la prima, a motivi geometrici la seconda. Sopra di esse è situato un architrave ornato con un tralcio di vite che esce dalla bocca di una figura centrale. Sulle due colonne laterali poggiano due leoni che tengono tra le zampe dei busti umani. All'interno dell'edificio è possibile ammirare un fonte battesimale ottagonale in pietra scalpellata realizzato nel XII secolo. Attualmente il fonte battesimale si trova all'interno di un vano ricavato alla base del campanile ed ornato con un mosaico realizzato nella seconda metà del XX secolo dalla scuola vaticana di arte mosaica. Nel transetto sinistro è posizionato un organo a canne datato 1718, realizzato da Domenico Francesco Mazzoni. L'organo era ubicato precedentemente presso la Chiesa della Madonna sopra la porta. Addossato al lato sinistro della chiesa, non perfettamente allineato con la facciata della chiesa, si eleva il campanile a base rettangolare. La cella campanaria presenta una bifora con arco a tutto sesto sul lato maggiore e una monofora su quello minore. Danneggiato da un fulmine fu restaurato da maestranze locali nel 1884 modificando l'aspetto originario eliminando gli aspetti più tipici del romanico Toscano.
LA CHIESA DI SAN MICHELE ARCANGELO (XIX secolo)
: La chiesa di San Michele arcangelo, oggi sede del Museo di Arte Sacra, fu costruita nel 1881 dalla compagnia della Misericordia che qui aveva sede, accanto alla chiesa parrocchiale sull'area del vecchio camposanto.
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La chiesa è stata abbandonata dopo poco e già agli inizi di questo secolo fungeva da sala parrocchiale. L'ottimo restauro del 1999 l'ha riportata al vecchio aspetto ed ha permesso la realizzazione del Museo di Arte Sacra che custodisce le opere del patrimonio parrocchiale e artistico locale. All'interno del museo hanno trovato posto una serie di dipinti ( XVII-XVIII secolo ) anticamente collocati nelle varie chiese della comunità. Qui sono collocate anche due splendide statue lignee, raffiguranti l'angelo annunciante e la Madonna annunciata, realizzate nel XV secolo ed attribuite a Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta ( Siena 1410-1480). Anche se non facente parte del patrimonio parrocchiale si può qui ammirare la quattrocentesca formella marmorea "La Madonna della Fonte degli Angeli" di Andrea Guardi, un tempo collocata sul timpano dell'omonima fonte (vedi scheda fonti). L'opera è stata restaurata nel 1995 con il contributo di imprenditori privati suveretani.
IL CONVENTO E IL CHIOSTRO DI SAN FRANCESCO (XII secolo) :
Sulla cime di uno dei due colli su cui si estende il castello di Suvereto, sorge quanto resta dell'antico convento di San Francesco, con annessa chiesa conventuale. Il convento fu fondato nel 1286 su terreno donato dai conti Aldobrandeschi di S.Fiora, già feudatari di Suvereto e fu consacrato da Fra Bartolommeo Vescovo di Grosseto, come riporta Rodolgo il cronista dell'ordine. Il convento di Suvereto godeva di una certa importanza, ma non sopravvisse alle soppressioni del periodo napoleonico: infatti cu definitivamente chiuso e smembrato da Elisa Bonaparte Baciocchi, principessa di Lucca e Piombino, ai primi del XIX secolo. Nell'ambito della storia della comunità è da segnalare che all'interno del convento venivano conservate le borse da cui si estraevano i nomi dei cittadini che avrebbero amministrato la comunità. Il chiostro appare oggi in tutta la sua integrità. A pianta quadrata, ha su ogni sponda cinque arcate su pilastri. Al centro del chiostro era posizionata la cisterna, oggi scomparsa, che dà il nome alla piazza. Della chiesa di San Francesco, adibita oggi a casa vacanze, non restano che alcuni elementi della facciata, che ci richiamano l'antica funzione.
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Addentrandosi nel convento, oggi trasformato in abitazioni private, si possono vedere elementi decorativi ed iscrizioni che ci raccontano la storia di questo complesso. In particolare è da vedere un antico portale, finemente decorato, con stemma familiare dei Giannetti, lo stemma nobiliare degli Angelieri nonchè varie epigrafi funerarie e commemorative. Nei pressi del convento, nell'estate del 1313, "fue cotto" l'imperatore del Sacro Romano Impero Arrigo VII di Lussemburgo. Nella realtà l'imperatore morì a Buonconvento il 13 Agosto 1313 e come da sua disposizione testamentaria ne fu decisa la sepoltura a Pisa, capitale dei ghibellini toscani. Nel trasportare la salma a Pisa, giunti nei pressi di Suvereto, che nel 1237 aveva partecipato alla lega ghibellina, fu decisa una sosta per dare una sistemazione al corpo dell'imperatore. Qui la salma fu esposta al fuoco per preservarla dalla decomposizione. Sembra che le imperiali spoglie abbiano trovato dimora per 2 anni a Suvereto in attesa che Tino da Camaino completasse il sepolcro funebre che tuttora le ospita nel duomo pisano.
LA CHIESA DEL SS. CROCIFISSO (XVI secolo) :
Addossata al convento di San Francesco, fu edificata nel XVI secolo come sede della Compagnia del Santissimo Crocifisso, che aveva tra i vari compiti anche quello di onorare il santo patrono di Suvereto, Santa Croce appunto.
Edificio ad aula unica, monoabsidato ed a sviluppo longitudinale, questa piccola chiesa presenta l'esterno, a capanna, sobrio e privo di elementi decorativi, cosi come l'interno recentemente restaurato. All'interno è custodito il simulacro del santo patrono, un Crocifisso in legno intagliato datato 1420 ed attribuito a Domenico dei Cori. Fino a qualche anno fa il Crocifisso veniva portato in processione in occasione della ricorrenza del Santo Patrono.
LA CHIESA DELLA MADONNA DI SOPRA LA PORTA (XVIII sec.) :
La prima edificazione dell'edificio è del 1480, è stato poi ampliato nel 1772 a memoria di un fatto miracoloso avvenuto nel 1767: a causa di una grande alluvione i suveretani rischiavano di annegare perchè le acque piovane non riuscivano a defluire dalle griglie poste sotto le pesanti porte del paese; quando ormai tutto sembrava perduto le porte si aprirono verso l'interno, sfidando le forze delle acque e permettendone il deflusso. Al mattino quando la guarnigione militare, che aveva sede sopra la porta, si recò nella piccola cappella per pregare constatò che le acque erano arrivate a lambire il bordo del quadro ivi conservato raffigurante la Madonna con bambino.
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Fu allora deciso di erigere un santuario per conservare l'effigie miracolosa. Il dipinto raffigurante la Madonna immacolata col bambino, realizzato nel XVI secolo, è posto al centro dell'altare in legno, gesso e marmo. Nel retro dell'altare è conservato anche l'originale coro ligneo, mentre gli affreschi nella volta e nel catino absidale sono stati realizzati nel 1858 e raffigurano la Sacra Famiglia, l'Assunzione di Maria, La vergine immacolata ed alcune virtù teologali. Sopra il portale di ingresso è posta una lunetta, proveniente con molta probabilità dall'edificio più antico e che alcuni studiosi hanno attribuito allo scultore Vittorio Ghiberti, lavorata a rilievo raffigura il Redentore Benedicente, si presume realizzata nel XV secolo ed è da alcuni studiosi attribuita allo scultore.
LA CHIESA DELLA SS. ANNUNZIATA (XI-XIII secolo) :
Anche se posta al di fuori del Castello di Suvereto merita una segnalazione per la sua particolarità. La chiesa è situata in una vallata boschiva sulla provinciale che collega Suvereto a Sassetta e nei pressi di una sorgente di acqua potabile.
Completamente priva di arredi la chiesa, di proprietà privata, è purtroppo in stato di abbandono e l'incuria rischia di farci perdere questa importante memoria del territorio. Ci si interroga ancora sulle origini dell'edificio, sul perchè di quella localizzazione, posizione, di certo sappiamo che era collegata ad un antico ospedale e che alla cura dell'edificio provvedeva un operaio nominato dalla comunità. La leggenda dice che la chiesa fu edificata per volere di Matilde di Canossa quale novantanovesima ed ultima delle cento che doveva edificare per acquisire il diritto di dire messa. La copertura dell'edificio è costituita da una volta a botte spezzata, intercalata da un arco poggiante su due semipilastri addossati alle pareti laterali.
LA FONTE DEGLI ANGELI (rifacimento del XVI secolo) :
Posta a poca distanza dall'abitato, sulla statale per Monterotondo, questo complesso restaurato nel 1582 da Jacopo VI di Appiano, principe di Piombino, ha costituito da tempi immemorabili, una delle principali fonti di approvvigionamento idrico della comunità. La fontana è munita di due vasche rettangolari addossate. Dietro di esse è situato un fronte decorato da due lastre marmoree recanti ciascuna una rosetta da cui fuoriusciva il getto d'acqua. I lati della fonte sono costituiti da due muri merlati.
Il frontone centrale reca la copia, in polvere di Marmo, della Madonna della Fonte degli Angeli di Andrea Guardi (l'originale è visibile presso il museo di arte sacra). Al di sotto c'è lo stemma, restaurato nel 1998, della famiglia Appiani, principi di Piombino, con epigrafe commemorativa a caratteri capitali. Ai lati dello stemma gentilizio erano poste due formelle marmoree raffiguranti lo stemma comunale e trafugate diversi anni fa.
IL PARCO INTERPROVINCIALE DI MONTIONI E IL VILLAGGIO NAPOLEONICO :
Percorrendo la strada statale per Monterotondo Marittimo, subito dopo il ponte sul Cornia inizia la via provinciale per Montioni che porta alla località omonima, al centro di una vastissima area di macchie e foreste, un'isola di verdi colline che costituisce il Parco naturale di Montioni. Unico Parco interprovinciale all'interno del sistema dei parchi della Val di Cornia, Montioni con i suoi 5000 ettari di superficie è uno dei parchi più estesi della Toscana e coniuga il patrimonio naturalistico con i beni culturali costituiti dai resti archeologici di varie epoche. Racchiude le colline boscate che dalle coste del Golfo di Follonica si spingono nell'interno, lungo lo spartiacque tra Val di Cornia e Val di Pecora.
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La fitta rete di sentieri che attraversa il Parco, un tempo frequentata soprattutto da pastori e carbonai, consente di penetrare all'interno di una gamma variegata di quadri forestali, nella quale la vegetazione sempreverde della macchia mediterranea si alterna frequentemente alle foreste di alberi a foglia caduca. Questi boschi offrono grandi possibilità di rifugio ed alimentazione sia alla microfauna che a mammiferi ed uccelli. Nel cuore del parco i segni dell'uomo emergono dai resti delle cave di allume del villaggio minerario di epoca napoleonica voluto da Elisa Bonaparte Baciocchi, la chiacchierata sorella di Napoleone sposa del principe di Lucca. Il Parco è ad accesso libero, dispone di una foresteria e di un ostello e aree attrezzate per la sosta, mentre i suoi sentieri sono percorribili a piedi, in bicicletta e a cavallo. Sono possibili visite guidate su prenotazione (Parchi Val di Cornia, tel. 0565.49430, Per informazioni contattare: Parchi Val di Cornia, tel 0565.49430, fax 0565.49733. Associazione Progetto Verde, loc. San Lorenzo, tel 0565.845087.
MUSEO D'ARTE SACRA - Sala San Giusto
Il Museo di San Giusto, frutto di un impegno congiunto del Comune e della Parrocchia, è il contributo fondamentale di Suvereto al Giubileo dell'anno 2000 , punto di una rete più ampia di musei e parchi culturali che si articola sul territorio della Val di Cornia e della Diocesi di Massa Marittima-Piombino. La sua collezione – sculture, quadri, arredi e paramenti sacri – testimonia l'importanza di Suvereto e della sua Chiesa nel medioevo e nella prima età moderna , mentre il contesto nel quale è collocato, cioè l'edificio stretto tra la millenaria Pieve di San Giusto e la porta principale del paese murato, rende il Museo una tappa irrinunciabile per ogni visitatore di Suvereto .
Il Museo, il cui allestimento è in fase di completamento, accoglie il patrimonio artistico locale, tra cui si segnalano le statue di legno policromo , attribuite a Lorenzo di Pietro detto Il Vecchietta (XIV sec.), diverse tele a olio del Seicento e la scultura marmorea della Madonna con Bambino di Andrea Guardi .
MUSEO ARTISTICO DELLA BAMBOLA Collezione Maria Micaelli
In un antico locale di Via Magenta è stato allestito il Museo artistico della Bambola . La collezione qui ospitata messa insieme e donata da Maria Micaelli , rappresenta una grande ricchezza culturale, in quanto espressione di una continua evoluzione delle tecniche costruttive e di un'approfondita ricerca dei material i: legno, cartapesta, porcellana, biscuit, panno.
La campionatura proposta è particolarmente completa e significativa dei mutamenti di stile verificatisi attraverso i secoli e delle diverse tipologie. Gli esemplari presenti provenienti dalle manifatture più svariate d'Italia, sono esposti secondo criteri qualitativi per il loro valore storico e artistico, con intenti informativi e didattici. Di notevole interesse è la sezione dedicata alle bambole della Casa Lenci fondata a Torino nel 1919 sicuri manufatti d'artista che divennero un vero e proprio fenomeno commerciale d'oltreoceano duranti gli anni '30 e '40. Rappresentativi della sezione delle bambole antiche sono i Bamboli Sardi , coppia di bambolotti con testa in cartapesta dipinta e corpo in panno imbottito, costruiti verso la fine del XIX secolo. La collezione è inoltre costituita da una notevole quantità di bambole realizzate da artisti contemporanei, in particolare le bambole artistiche dipinte da Eugen , pseudonimo di un notevole pittore livornese.
Al fine di creare un legame fra le bambole di ieri e quelle di oggi, è stata realizzata una sezione dedicata alle bambole degli anni '50 , prodotte in plastica rigida e caratterizzata da occhi mobili e da marchingegni parlanti. Infine, per completare la visione e facilitare la comprensione del complesso fenomeno bambola, il museo ospita un piccolo book-shop dotato di materiale iconografico, pubblicazione, accessori, bambole di carta ed altro.
ORARI
Sabato ore 17-19 Domenica ore 17-19
Dal 1 luglio al 15 settembre
Sabato ore 17-19 e 21-23 Domenica ore 17-19 e 21-23
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