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Comune di Rio Marina Stemma Comune di Rio Marina

 

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CENNI STORICI

La storia di Rio Marina è strettamente legata alle vicende economiche e politiche dell'intera Isola, ed in particolare del vicino comune di Rio nell'Elba, da cui ebbe origine verso la prima metà del XVIII secolo.
Le prime presenze umane nel territorio riese risalgono a trentacinque mila anni fa, come testimoniano i misteriosi resti carboniferi di Rialbano: focolari di cacciatori nomadi del paleolitico, che abitavano l'Elba, quando questa non era ancora un'isola. Appartengono al neolitico e sono state scoperte vicino Cavo le prime tracce di vita organizzata: primordiali riesi dediti alla caccia, alla pesca ed a rudimentali forme di agricoltura. Mentre le primitive forme di civiltà, legate allo sfruttamento del nostro abbondante patrimonio minerario, iniziano nell'età del bronzo e sono comprovate dai notevoli reperti rinvenuti nella grotta di San Giuseppe. Ritrovamenti che testimoniano la presenza di un'élite economica legata al commercio dei metalli (per lo più rame) e quindi la nascita di quell'attività di estrazione e lavorazione dei metalli che segnerà gran parte della nostra storia.
L'Elba, verso il sesto secolo avanti Cristo, cade sotto il dominio della città etrusca di Populonia, che farà della metallurgia la principale fonte della sua ricchezza e potenza. Il minerale è trasportato e fuso nel vicino continente, ricco di boschi. Solo in epoca tardo-etrusca sembra che il ferro torni ad essere lavorato in loco, come dimostra la recente scoperta di una officina etrusca a San Bennato. Nel terzo secolo avanti Cristo, in occasione della prima guerra punica, l'Elba, con la Corsica e Populonia, sono assoggettate al dominio romano. Così le miniere divengono centro di una frenetica attività di sfruttamento. L'Isola, per fornire armi alle potenti legioni repubblicane, impegnate nella conquista dell'Europa, si trasforma in un'enorme fucina.

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In età imperiale, però, il Senato, per impedire l'eccessiva concentrazione di schiavi sul territorio italico, interdice l'attività mineraria e così i patrizi romani scopriranno,in alternativa, le attrattive turistiche dell'Elba e vi costruiranno le sontuose ville delle Grotte e di Capo Castello.
Con il crollo dell'impero, l'Isola, caduta sotto il dominio bizantino e poi longobardo, decade drasticamente,riducendosi a meta di monaci ed eremiti. Le presenze umane sono scarse e arroccate sui monti in prossimità dei boschi. Più tardi Elba e le altre isole diventeranno anche base logistica per le scorrerie dei pirati saraceni. Solo dopo il mille, la repubblica, Pisana, divenuta ormai una potenza marinara, riuscirà a liberare l'Arcipelago e a riportare vita e civiltà.
Risale a quest'epoca la nascita dei più antichi insediamenti elbani. Intorno al mille e duecento, nei documenti della diocesi pisana, s'inizia a parlare di Rio, associandolo alla vicina Grassula, come facenti parte di un'unica comunità.
I Pisani riprenderanno lo sfruttamento sistematico delle miniere, favorendo l'immigrazione di manodopera ed il ripopolamento dell'Isola. L'attività metallurgica sarà svolta prima sul territorio riese, poi nel resto dell'Elba ed infine, esaurito il patrimonio boschivo, nel vicino litorale toscano.

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Nel 1392, dopo l'assassinio di Pietro Gambacorti, signore di Pisa, Jacopo d'Appiano, autore del delitto, impone la sua signoria sullo Stato pisano. Suo figlio Gherardo, però, nel 1399 cede la signoria al duca milanese Gian Galeazzo Sforza, riservandosi per sé solo un pezzo di Maremma e l'Arcipelago Toscano: un piccolo territorio che diverrà, poi, Principato di Piombino.
E' durante la dinastia degli Appiani che la comunità riese subisce le più dure scorrerie barbaresche che ne bloccheranno lo sviluppo economico e demografico e che culmineranno nel 1543 con la distruzione di Grassula ad opera del famigerato pirata Barbarossa e la deportazione di gran parte dei suoi abitanti.Sarà soltanto dopo la costruzione delle fortezze di Cosmopoli, prima, e di Longone, poi, che il martoriato territorio riese troverà un po' di pace.
Risale a quell'epoca la nascita degli Statuta Rivi, un complesso di minuziose norme che integrano e modificano il vecchio impianto statutario pisano, e che disciplinano ogni attività istituzionale ed economica. In base a queste norme il comune è retto da dal Consiglio dei Quaranta (i maggiorenti della comunità) che elegge periodicamente i tre anziani, che guidano il paese, e le magistrature civiche minori.Il Monte è sfruttato con il sistema delle caviere, specie di grotte distanti non meno di cinque o sei canne una dall'altra, che vengono

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assegnate ai lavoranti e quindi, dopo essere sgottate (iniziate) vengono scavate con mezzi rudimentali da non più due uomini ( il cavatore e il mezzaiulo). La vena sarà, poi, trasportata alla Marina con le cosiddette gite ( convogli d'asini) e depositata in montagnette nei recinti situati in prossimità del mare. Da lì poi verrà pesata, venduta e trasportata in continente con piccoli bastimenti, per lo più riesi. Gli operari prestano la loro attività per non più di sei ore, per dedicare, poi, il resto della giornata ai lavori della vigna , vengono pagati, in genere, con olio e grano.
Nel 1661, con la morte di Isabella, finisce il casato degli Appiani ed il principato viene letteralmente venduto al duca di Sora Niccolo Ludovisi, capostipite della dinastia che diverrà, poi, Ludovisi-Boncompagni. Questi nuovi signori, avendo pagato per questa signoria un'ingente somma, governeranno l'Isola e le miniere con un certo spirito d'impresa, così da far fruttare al massimo il loro investimento. Impianteranno i forni di Follonica e Valpiana e sfrutteranno i giacimenti in maniera che, per quei tempi, potremmo definire intensa. Di ciò si avvantaggerà notevolmente la comunità riese che comincerà a crescere e a svilupparsi economicamente.

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Alla Piaggia, a quell'epoca oltre al recinto ed alcune piccole costruzioni di servizio, non esistevano altri edifici se non la torre di guardia ed il piccolo oratorio di San Rocco, entrambi risalenti alla metà del XVI secolo. Ma già nella prima metà del XVIII secolo, grazie al cessato pericolo delle incursioni barbaresche, alcuni Padroni di bastimento e marinai, liguri e corsi, si trasferiscono alla Marina ed insieme alle guardie, ai pesatori, ad alcuni pescatori e ad altri padroni e marinai scesi da Rio, danno origine alla prima comunità piaggese.
Quando nel 1799 le truppe rivoluzionarie francesi occupano l'Elba, la Marina di Rio non conta più di ottocento abitanti tutti legati al trasporto della vena. Nel 1814, però, è elevata a comune autonomo con il nome di Rio Marina, e retta dal Maire Giuseppe Taddei. L'occupazione francese durerà fino al 1815 e per quanto breve, segnerà profondamente la nostra storia, poiché si deve ai francesi ed a Napoleone l'inizio dello sfruttamento industriale della miniera. Cessato il domino francese, la Piaggia torna nuovamente al comune di Rio, e L'Elba, ormai riunificata, è assegnata ai granduchi di Toscana.
Sotto i Lorena si fanno investimenti tecnologici, si creano grandi infrastrutture e si aprono nuove miniere. Il progresso economico ha sempre più bisogno di ferro, e le miniere elbane ne possiedono in abbondanza e del migliore. La produzione di minerale cresce in modo vertiginoso e così la flotta che viene adibita al suo trasporto. La Marina di Rio intorno al 1850 è meta di una formidabile ondata migratoria: minatori, carrettieri, artigiani e braccianti accorrono da tutta la Toscana in cerca di occupazione

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Per accogliere la nuova forza-lavoro si costruiscono grossi caseggiati ed il centro abitato si espande fino a raggiungere intorno al 1870 le attuali dimensioni. Risale al 1841il decreto vescovile che sancisce, dopo anni di feroce opposizione da parte dei patroni di Rio Castello, l'erezione di una parrocchia alla Marina. Questa troverà sede nella bella chiesa intitolata a Santa Barbara , che sarà ultimata nel 1843, grazie all'intervento dei Granduchi ma che purtroppo verrà demolita nel 1860. Nel 1853,per altro verso, per opera del capitano marittimo Giovanni Cignoni, discepolo dei coniugi Madiai esiliati a Nizza, si diffonde a Rio Marina la confessione evangelica valdese, soprattutto tra le categorie più povere e marginali del paese. Questa chiesa ebbe una discreta diffusione ed importanza soprattutto sul finire del secolo, grazie anche alle sue ottime scuole .
Verso la fine del ottocento la Marina di Rio raggiunge l'apice dello sviluppo: possiede una flotta poderosa, una delle più importanti della Penisola ed è guidata da una classe dirigente economicamente forte e politicamente determinata(Vincenzo Mellini, Oreste e Pilade Del Buono Ettore Giannoni) che contende a Rio Castello la guida del comune.Nel 1881 la disputa tra le due frazioni diventa insanabile e si opera lo strappo che porterà alla nascita del Comune di Rio Marina.
Ma già allora cominciano ad intravedersi i primi sintomi della crisi che in un trentennio porterà al disarmo gli oltre centosessanta bastimenti che compongono la marineria riese. Il proliferare dei piroscafi e lo sviluppo della rete ferroviaria fanno una concorrenza micidiale alla vela, mentre gli armatori riesi non hanno singolarmente la capacità economica di convertirsi al vapore, né riescono ad associarsi per trovare i capitali necessari. Così i vapori inglesi soppiantano i bastimenti riesi nel trasporto del minerale.
Il paese conoscerà, così, una grave decadenza economica e una tragica emigrazione che dureranno fin quando l'armatore Giuseppe Tonietti vincerà l'appalto della miniera, ma soprattutto quando il figlio Ugo Ubaldo, con il determinate apporto di Pilade del Buono, cederà la concessione mineraria alla società Elba, per riunire in un'unica azienda l'intero processo produttivo (dall'escavazione del minerale alla commercializzazione del prodotto finito).

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Sono gli anni delle due fazioni politiche (melliniani e delbuoniani) che fanno capo a Giacomo Mellini e Pilade del Buono, due eminenti personalità riesi che si contendono, con il potere economico anche quello politico, che esercitavano con i metodi paternalistici propri dei partiti personali. Ma ai riesi non resta che dividersi le briciole che quei capi fazione si degnano di concedere. Il lavoro è durissimo e supera le dodici ore, ed anche i vecchi ed i bambini in età scolare sono costretti dalle condizioni economiche delle famiglie, a lavorare alle caricazioni e ai raccattaggi.
In questo clima si propagano le nuove idee rivoluzionarie: prima quelle repubblicane del Risorgimento, poi quelle anarchiche e socialiste. Rio Marina è meta di molti attivisti politici e sindacali (Gori, Busoni, Valdissera, Malatesta) venuti dal continente per affrancare gli operari dal giogo dei partiti personali.Quando le condizioni diventeranno più dure, prenderanno forma le prime leghe operaie che si assoceranno alla Camera del Lavoro di Maremma. Risale a quel periodo la nascita della prima sezione socialista (1904) e dei circoli cattolici a Rio Marina e Cavo.Le condizioni di vita e di lavoro sono tragiche e le idee anarco-sindacaliste cominciano a fare molta presa creando spesso occasione di scontro e contestazione con una classe dirigente retriva e rapace, come veniva definita allora. Nel 1911, una vertenza occasionale apertasi nello stabilimento di Portoferraio, si estende a tutti i reparti e coinvolge ben presto le miniere ed i vicini altiforni di Piombino. I padroni, che da tempo hanno in mente una consistente riduzione degli organici e drastici tagli in molti settori, non attenderanno un secondo, e risponderanno con una serrata a tempo indeterminato.

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La durezza dello scontro, l'isolamento politico degli scioperanti e le successive divisioni tra i sindacalisti anarchici, socialisti e cattolici portano, dopo cento trentacinque giorni di lotta alla completa sconfitta del movimento operaio, con conseguenti licenziamenti ed esclusione dei bastimenti riesi dal trasporto del minerale.
Nove anni dopo, in pieno biennio rosso, quando in tutta Italia sembrava ormai imminente la rivoluzione, anche a Rio Marina i sindacati, influenzati dalla forte componente anarchica e comunista, occupano le miniere per dar vita all'autogestione; ma nonostante l'appoggio dell'amministrazione comunale diretta, allora, da una giunta socialista, anche questa esperienza finirà con una cocente sconfitta.
Già nella nostra piccola realtà, così come nel resto della Penisola cominciano ad intravedersi i sintomi di un malessere profondo: la paura dei ceti borghesi per le agitazioni rivoluzionarie, l'insoddisfazione degli ex combattenti per la vittoria mutilata e la perdita di ruolo economico e politico di vasti strati di ceto medio. Una miscela esplosiva che anche da noi sfocierà nel movimento squadrista. Da prima il fascismo si presenterà anche qui con connotati antiborghesi e pseudo-rivoluzionari. Poi il potere politico passerà ben saldamente nelle mani della direzione delle miniere e comincerà il processo di normalizzazione che porterà, tra l'altro, all'emigrazione di molti antifascisti ed all'emarginazione di alcuni militanti di antica fede squadrista.
Il resto è cronaca dei nostri giorni.

DA VEDERE

Villa Romana di Capo Castello
Resti di mura in "opera reticolata" di una villa romana costruita tra il I sec. a. C. al I sec. d.C. . Essa consisteva essenzialmente in due parti: la parte signorile sul promontorio e la probabile parte rustica a sud, sull'adiacente promontorio di Capo di Mattea.
Villa Romana di Capo castello
Loc. Cavo - Rio Marina

Mausoleo Tonietti

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Questa singolare costruzione in stile liberty che si innalza tra la selvaggia vegetazione dell'isola, venne progettata dall'architetto Adolfo Coppedè (Firenze 1866 - Roma 1927) su commissione della famiglia Tonietti come cappella sepolcrale.
I Tonietti furono i primi concessionari delle miniere di ferro della costa orientale dell'Elba dopo l'unità d'Italia.
Tra le opere di Coppedè si ricorda il quartiere di via Dora a Roma. Foto di "Carlo Carletti".

Torrione del Porto

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Questa torre con base ottagonale venne fatta costruire da Giacomo V Appiano nel 1534 come sistema di avvistamento e di difesa.

Chiesa dell'Annunziata

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La Chiesetta della SS. Annunziata, posta al centro dell'area mineraria del Cantiere Bacino, fu fatta costruire nel 1844 dal siciliano Passameliti, come ex voto alla Madonna per essere scampato al terremoto di Messina. Il caratteristico luccicore delle mura (particolarmente visibile nelle soleggiate giornate estive) è dato dall'uso della polvere di ematite, impastata con la calce

 

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