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Comune di Cecina 
CENNI STORICI
1) PERIODO PREISTORICO - ETRUSCO
Lungo la valle del fiume Cecina risultano presenti insediamenti produttivi, in particolare industrie litiche, risalenti al paleolitico e al musteriano. La presenza umana nel cecinese si consolida durante l'età del ferro, in epoca villanoviana (900 a.C. circa), quando la Toscana assunse un ruolo minerario e metallurgico di estrema importanza per il mondo antico.
Il territorio costiero della Val di Cecina contribuì alla vita economica dell'antica Etruria: piccoli nuclei abitativi erano stanziati lungo il collegamento perpendicolare che da Populonia si addentrava nell'entroterra, verso Volterra, sfruttando sia la valle del fiume Cecina che la Val di Cornia. A testimoniare la presenza di comunità organizzate sono i numerosi siti funerari rinvenuti nei comuni di Cecina, Casale M.mo, Montescudaio e Bibbona.
Dal VII - V secolo a.C. nell'Etruria si diffuse la civiltà Etrusca. Il territorio era chiuso da due corsi d'acqua sorgenti dalla stessa montagna, l'Arno ed il Tevere, e la costa. La confederazione delle città etrusche aveva raggiunto già dalla metà del VII secolo notevole potenza economica a carattere internazionale, legata segnatamente allo sfruttamento delle miniere di rame della costa. La ricchezza economica unitamente agli scambi commerciali con Cipro, la Fenicia, l'Egitto e poi la Grecia, resero possibile il costituirsi di una civiltà raffinata. Artigiani greci aprirono in Etruria proprie officine artistiche proseguite da allievi locali. Tutta l'area della val di Cecina gravitava intorno all'insediamento di Volterra, città di riferimento politico-amministrativo strettamente legata con il centro produttivo metallurgico di Populonia e con la zona costiera corrispondente alla foce del fiume Cecina.
L'Etruria perse il predominio economico e commerciale nel corso del III secolo a.C. fino a divenire una federazione di centri prevalentemente agricoli economicamente organizzati come altri della penisola italica.
2) PERIODO IMPERIALE MEDIEVALE
Nel corso del I - II secolo a.C. si diffuse nell'Etruria la civiltà romana. L'attività di escavazione e di lavorazione dei metalli subì un forte declino poichè il diritto romano sull'uso dei suoli imponeva l'esclusivo utilizzo ai fini agricoli. L'attività estrattiva era prevista esclusivamente nelle colonie. L'Organizzazione produttiva era fondata sulla vasta proprietà agricola. Il sito più significativo del periodo romano di età imperiale finoad oggi rinvenuto nel territorio comunale è rappresentato dalla Villa in località San Vincenzino, sull'attuale via Ginori. Il complesso che ha avuto continuità di vita dal I sec. a.C. al IV sec. a.C., èarticolato in numerosi ambienti ed è caratterizzato dalla presenza di una significativa area termale collegata ad una cisterna perfettamente conservata. L'impianto di raccolta delle acque costituisce un'esempio significativo di impianto idraulico romano per "l'opus" impiegato, il sistema di filtraggio ed il reticolo di canali di raccolta delle acque piovane che si snodano sotto l'abitato. L'economia dell'intero insediamento doveva basarsi sulla coltivazione delle terre del latifondo e sulla lavorazione dell'olio. Altri ritrovamenti di età romana sono stati individuati nel territorio comunale anche se mancano i necessari approfondimenti. La mutazione fondamentale che interessa il territorio della Bassa Val di Cecina in epoca tardo imperiale è conseguenza dell'affermarsi dei grandi latifondi: questa nuova struttura produttiva determinò il progressivo abbandono delle zone costiere e con esso il loro impaludamento.
Le zone costiere si trasformarono in luoghi particolarmente insalubri, condizione che si consolidò in età medievale quando il territorio della Bassa Val di Cecina divenne tristemente famoso per la sua naturale ostilità; la presenza della malaria costituì a lungo l'ostacolo più importante all'insediamento umano stanziale.
Lungo la costa da Livorno a Piombino gli unici insediamenti stabili di controllo e difesa erano le torri costiere di Calafuria, Castiglioncello, Vada e San Vincenzo; a tal proposito si veda la "Carta della Toscana marittima da Lucca a Campiglia con i dintorni di Pisa, Livorno e Volterra" redatta da Leonardo presumibilmente nei primi del cinquecento. L'insalubrità dei territori costieri determinò lo spostamento dei percorsi di collegamento nord-sud veros la zona collinare (Chianni-La Sassa-Peccioli).
Nel periodo medievale la Val di Cecina fu sede di significativi centri religiosi dell'ordine Benedettino; furono fondati monasteri in località Masio nel comune di Bibbona, in località Moxi a Castellina M.ma, nel territorio di Montescudaio e di Monteverdi. L'ordine religioso stimolò anche la costruzione di pievi sia nel perimetro dei castelli sia nel territorio extraurbano distinguendosi per l'utilizzo della pianta a navata unica anzichè basicale. I castelli di Riparbella, Montescudaio, Casale, Guardistallo e Bibbona acquistarono importanza grazie anche alla disponibilità di risorse economiche, in particolare il legname.
La maremma settentrionale dal XI sec. divenne parte del contado pisano che si estendeva fino a Scarlino. Nel 1338 la Repubblica di Pisa fece costruire un ponte sul Cecina in corrispondenza del guado che fino ad allora era superato con l'uso di una chiatta; già nel 1500 tale manufatto non esisteva più.
Fin dalla seconda metà del '300 i territori della pianura di Cecina erano possedimenti granducali amministrati dalle comunità di Riparbella e Bibbona. La tenuta si allargò nel 1549, anno in cui la comunità di Bibbona cedette in affitto perpetuo alla Duchessa Eleonora di Toledo una grossa proprietà che entrò a far parte delle pertinenze granducali.
La fondazione del Fitto e della Magona del Ferro
Il Granduca Ferdinando I, per avere un controllo amministrativo sulla possessione, fece costruire nel 1590 un palazzo, Il Fitto, sulla riva sinistra del fiume ed in corrispondenza di questi fu eretto, qualche anno più tardi, un ponte di legno. Il Granduca insediò nel 1596 un forno fusorio in prossimità del palazzo del Fitto denominato la Magone del ferro che non avrebbe avuto problemi nell'assicurarsi la fornitura di legname. L'attività perdurò fino ai primi anni del settecento caratterizzando il paesaggio per un raggio di otto miglia, entro i quali era esercitato il diritto esclusivo di taglio dei boschi da parte della ferriera (il vincolo magonale proibiva di tagliare, smacchiare e fare centine). Altre ferriere vennero costruite in corrispondenza dell'attuale cimitero. Piccoli insediamenti produttivi sorsero nel corso del '600 costituendo un sistema artigianale intimamente relazionato con il fiume Cecina, elemento fondamentale per il ciclo produttivo delle varie attività di lavorazione. Una discreta fonte di reddito erano i capi di bestiame allevati nei territori della tenuta granducale, mentre l'agricoltura, prevalentemente cerealicola, poteva essere praticata su una zona limitata di territorio. Ai Granduchi Cosimo I e Ferdinando I si devono le prime opere di bonifica nei territori a nord della foce del fiume che ebbero però scarso rilievo per la mancanza di un disegno coerente a scala territoriale e per basso livello tecnico delle opere idrauliche realizzate.
La fondazione della Colonia Durante la dominazione degli Asburgo-Lorena, iniziata nel 1737 con il Granduca Francesco II, la tenuta di Cecina, unitamente ai territori limitrofi venne acquistata dal senatore Carlo Ginori. Quest'ultimo entrò in possesso dei territori nel 1739 con l'intenzione di colonizzare quei luoghi per lo più coperti di boschi "che andavano a finire in stagni"; in tal senso si adoperò per la modifica sostanziale del paesaggio costiero attraverso opere idrauliche articolate ed estese, nel tentativo di dissodare i terreni e renderli coltivabili. Fu il matematico ed idraulico veneto Bernardino Zandrini, tra i più valenti dell'epoca, a revisionare i progetti per la bonifica sulla base dei rilievi orografici redatti da G. F. Ciocchi. Lo Zendrini propose di realizzare un canale parallelo al mare ed a ridosso dei tomboli che raccogliesse le acque del fosso dei Sorbizzi (nel comune di Bibbona), del fosso delle tane ( che scende da Casale M.mo) e del fosso della Madonna e le convogliasse nel Cecina presso la foce. Il progetto prevedeva la navigabilità del "canale di gronda" ai fini dell'esportazione dei prodotti del feudo, modificando in tal modo il vecchio fosso mediceo in uso alle ferriere; l'idea fu così ostinatamente avversata dalla Magona del ferro al punto che il Ginori fu costretto ad abbandonare l'impresa, limitandosi alla rettifica dei fossi delle Tane e della Madonna e alla realizzazione dei nuovi di Vallescaia e della Cecinella.
Nella prima metà dell'ottocento fu completato il processo di bonifica del territorio iniziato nel secolo precedente e destinato a modificare il paesaggio agrario; la popolazione oltre ad aumentare progressivamente i insediò sempre più nella zone costiera, grazie alla riacquisita salubrità, modificando la rete infrastrutturale e la struttura economica. Il territorio venne misurato e catalogato per la redazione del Catasto, portato a termine nel 1826. La tenuta di Cecina, quasi tutta boschiva e appartenente allo Stato, fu completamente allivellata nel corso di 14 anni, dal 1832 al 1846; fu l'ngegnere Municchi a redigere il progetto ed organizzare l'opera di appoderamento. Il territorio della tenuta fu diviso in due zone, una pianeggiante e feconda che venne allivellata e venduta al pubblico incanto, l'altra pedecollinare lasciata a bosco per uso della Magona del Ferro. La metodologia di realizzazione prevedeva l'opera di taglio del soprassuolo a spese dello Stato, successivamente sotto la guida del "Sovrintendente alle possessioni granducali" i terreni venivano divisi in lotti, definiti i tracciati delle strade e realizzati i canali di drenaggio e di scolo per le acque superficiali. La prima campagna di allivellazione risale al 1832-1833 ed interessò i terreni presso il palazzo del Fitto e quelli pianeggianti verso il mare, il progetto prevedeva la costruzione di 39 case dislocate nei quattro lotti (poderi) di circa 100 "saccate" l'uno dislocati nella zona della Cinquantina, del Paduletto, del Giardino (lungo la sponda destra del fiume Cecina) ed alla Ladronaia. Alla fine del 1838 venne indetta la seconda campagna di allivellazione con l'istituzione di 107 preselle di circa 30 "seccate"di terreno ciascuna (per un totale di 1460 "seccate") e con l'obbligo di costruire 86 case coloniche. I livellari erano obbligati a depositare una discreta somma di denaro a garanzia dei lavori da farsi. Nello stesso periodo viene annullato il divieto di disboscamento per i terreni a nord della via maremmana, attuale via Aurelia, fino a quel momento protette ad uso esclusivo della Magona. I terreni del Paratino e di Collemezzano, entrambi ricadenti sotto il vincolo delle otto miglia magonali, furono interessati da un importante progetto di allivellamento nel 1852 con il quale vennero realizzate 62 preselle e numerose case coloniche. I proprietari dei terreni avevano l'obbligo di porre a coltura i 2/3 del terreno nel caso di piantate di viti; se invece propendevano per l'olivo il vincolo era di collocare non più di 80 piante ogni 10.000 braccia quadre e "sistemate con filari separati"; avevano altresì l'obbligo di realizzare tutte le opere idrauliche necessarie alla regimazione ed al corretto scolo delle acque meteoriche. Per apprezzare l'insieme dei mutamenti avvenuti nel paesaggio costiero è interessante leggere la breve descrizione dedicata al Fitto di Cecina contenuta nel Dizionario Corografico della Toscana, compilata da E.Reperti nel 1850. "Porta il nome di Fitto di Cecina una vasta possessione del regio scrittoio delle possessioni con un palazzo costruito presso il lembo del mare di rimpetto ad un grande stradone che guida sulla strada regia Maremmana, antica Emilia di Scauro, sulla base del detto fiume e preso il bel ponte di legno che lo attraversa al suo maestro, avendo vicina dirimpetto a settentrione la Reale fonderia del ferro di rio. Se codesta contrada dieci anni indietro era quasi deserta, attualmente che trovasi affidata in preselle a dei coltivatori residenti, è stata convertita in una campagna ridente con un crescente borghetto sulla strada regia, dove si trovano alberghi, caffè, botteghe commestibili e di vari mestieri, inclusive una farmacia ed un medico condotto. Infatti la nuova parrocchia di S. Giuseppe presso il Palazzo del Fitto di Cecina nel 1845 aveva una popolazione di 1072 abitanti ripartiti in tre comunità, cioè nella principale di Bibbona 637, in quella di Monte Scudato 89, mentre nella parte destra del fiume Cecina 346 individui entravano nella comunità di Riparbella". Il governo lorenese dette molta importanza al miglioramento dei collegamenti e all'apertura di nuove strade, segno questo della volontà politica di aumentare il valore dei terreni situati nelle immediate vicinanze delle vie di comunicazione. La strategia era quella di realizzare un asse stradale dal quale si diramavano le vie di comunicazioni trasversali con l'entroterra. Tra le opere pubbliche merita ricordare la rettifica della via Aurelia portata a termine nel 1828, la rettifica e l'ampliamento della vecchia via Emilia-Scauri nel 1838 e la realizzazione della strada costiera fino al confine con lo Stato Pontificio. Nel 1865 erano presenti nel territorio di Cecina tre strade provinciali: la strada costiera da Livorno a S. P. in Palazzi, la via Emilia (da Pisa a S.P.Palazzi) e la strada fondovalle della Val di Cecina. L'abitato del fitto di Cecina si trovò all'incrocio di più direttrici di collegamento che contribuirono certamente a determinare il positivo sviluppo economico del paese. Il territorio comunale (con l'abolizione del vincolo magonale) era prevalentemente coltivato a vigneti, i campi si articolano sulla maglia ortogonale della bonifica. Intorno al palazzo cinquecentesco del Fitto di Cecina durante l'ottocento si organizzò il tessuto urbano di Cecina; il borghetto sorto lungo l'asse di collegamento longitudinale (nord/sud) dimostrò, già dal 1835, un'inattesa vitalità tanto da divenire il luogo di scambio commerciale ed economico privilegiato per i paesi collinari -nel 1847 fu istituita la fiera del Fitto di Cecina e nel 1852 il mercato settimanale che subito si affermò come centro di smercio dei prodotti agricoli e del bestiame provenienti dal territorio limitrofo.
Il corso dell'acqua assunse un ruolo decisivo come via di comunicazione e come motore dell'economia locale, poiché garantiva il funzionamento del ciclo produttivo metallurgico: queste relazioni -sociali ed economiche- sono testimoniate dai numerosi ritrovamenti nel territorio comunale di monete etrusche provenienti dalle città di Volterra e Populonia. Con l'affermarsi di una società organizzata il paesaggio naturale si modificò a seguito delle trasformazioni economiche: progressivamente ai boschi di lecci (quercus ilex) che si trovavano prevalentemente in associazione con pino domestico (pinus pinea) e quercia da sughero (quercus suber), si sostituirono gradualmente piccoli appezzamenti di terreno coltivabile, mantenuti tali dalla costante mano d'opera della popolazione insediata, mediante una organizzazione comune per mantenere efficiente il sistema degli scoli a mare delle acque superficiali.
L'opera di bonifica dette i primi consistenti risultati con il prosciugamento delle zone palustri a Bibbona e dei ristagni d'acqua in località Il Laghetto - nei pressi della Magona del Ferro - in località Il Cedro - da cui deriva il toponimo attuale Cedrino -, il palude delle Saline e il padule dello Stajo. Contemporaneamente alle opere idrauliche il Marchese organizzò la colonizzazione del territorio, fino a quell'epoca spopolato, costruendo un grosso insediamento finalizzato ad accogliere i contadini delle future "lavorie" in uno spazio collettivo; il modello ideale al quale fece riferimento sembra essere il "falansterio autarchico", soprattutto per le scelte formali e per la diversificazione di attività che doveva accogliere. Il luogo in cui insediare la colonia venne scelto nella zone meno salubre, al confine fra la terra ferma ed il mare nelle immediate vicinanze della foce del fiume Cecina; -in quell'epoca si credeva che fosse l'evaporazione della mescolanza di acqua dolce e salata la causa delle febbri alte che portavano alla morte-. L'edificio venne realizzato velocemente e già nel marzo del 1741 furono insediati i primi abitanti, provenienti in gran parte da colonie penali.
Tra le attività economiche che il feudatario avrebbe voluto far decollare nella colonia, si ricorda la pesca del corallo e la produzione della ceramica e porcellana secondo il modello della fabbrica da lui fondata a Doccia; entrambe non ebbero il seguito sperato. La bonifica rese possibile organizzare le lavorie della Cinquantina e di Bibbona, entrambe condotte con il cotratto mezzadrile che concedeva metà dei terreni in proprietà ai contadini per la discendenza mascolina. Le colture praticate, abbastanza varie (grano, semi di lino, orzo, avena), si alternavano secondo i tre cicli del modello toscano.
I lavoratori erano alloggiati alla colonia di Cecina Mare e nei sedici poderi collocati lungo la via "che va a Marina" (attuale via Ginori), su "via delle ferriere nuove" e nelle lavorie a nord e sud del corso del fiume Cecina. Il territorio si popolava lentamente attraverso l'insediamento di piccoli edifici rurali legati al pascolo e all'allevamento. Durante il marchesato fu data grande importanza alle "piantate": la vigna presso il palazzo del Fitto fu ripristinata e rinnovata con piante giovani; nel nuovo podere dell'Orto ai Cavoli furono piantati olivi e viti per un totale di 10 saccate di terreno; sulla strada del Paratino fu messa a dimora un'altra vigna; furono alberati gli argini del gorile della Magona e della via che va a Marina. Grande cura venne data agli scoli e alle fosse dei campi per mantenere asciutti ed efficienti i terreni coltivati e non vanificare l'opera di bonifica. Ginori acquistò anche i Patronati di quattro chiese e il beneficio dell'oratorio della Madonna della Pietà di Bibbona; il controllo dei luoghi di culto era sicuramente un fatto importante per la corretta amministrazione della popolazione e del territorio. Il marchesato di Carlo Ginori terminò nel 1749 con la promulgazione della legge di abolizione dei feudi in Toscana anche se rimase influente nell'amministrazione del territorio fino al 1754. Tra il 1765 e il 1790 il Granducato di Toscana fu retto da Pietro Leopoldo che attuò una politica di intervento sul territorio e sulle strutture amministrative che interessarono anche la maremma settentrionale. Il rinnovato interesse per l'ambito costiero si mostrò evidente negli interventi di bonifica, di rettifica e di apertura di vie di comunicazione con l'entroterra, con Pisa e con Livorno. "Vennero tracciate le linee direttrici, l'orditura fondamentale dell'attuale morfologia del territorio, perché i canali allora aperti o rettificati hanno determinato la direzione delle fosse minori, delle strade campestri, e la disposizione dei campi, costituendo quindi l'elemento di fondo della geometrizzazione di un suolo in qualche tratto del tutto vergine, in altre debolmente segnato dalla presenza umana." Negli ultimi anni del XVIII secolo il paesaggio costiero della tenuta di Cecina cambiò aspetto, a seguito anche dei mutati rapporti economici e di proprietà. "Il fatto che caratterizza la seconda metà del '700 in questa zona è certamente la suddivisione della proprietà della terra in un numero maggiore di possessori, e l'affermarsi di una nuova proprietà grande e media non più assenteista, ma legata al posto. La grossa proprietà assenteista si ritira (come nel caso di Carlotti che vende la tenuta di Riparbella a Ginori, e quello del marchese Incontri di Firenze che nel 1801 vende tutta la tenuta di Castiglioncello di Bolgheri,….,a Camillo della Gherardesca); o manifesta un nuovo interesse della maremmana, … I piccoli e medi proprietari locali aumentano di numero e di sostanze, grazie alla allivellazione di beni granducali (Bibbona, Campiglia), di opere pie (Bibbona e Rosignano), in qualche caso di grossi feudari." Nel 1768 venne edificato il casone della Cinquantina destinato ad ospitare gli operai avventizi nel periodo della mietitura. Il popolamento del territorio era determinato da attività economiche stagionali e i lavoratori si trattenevano per lo stretto necessario. A seguito degli interventi di bonifica del territorio della zone costiera fu considerato fonte di risorse significative, alla fine del '700 furono prosciugati i marazzi in località Paduletto. Per progredire nella messa a coltura del territorio vennero realizzate indagini e misurazioni da parte dell'ingegnere Calluri; le allivellazioni iniziarono nel 1780. Nel 1785 venne istituita la parrocchia della chiesa di Marina, sulla piazza di fronte alla Colonia del Ginori. Durante la reggenza francese del Granducato di Toscana (1799-1815), la tenuta di Cecina, che era tornata ad essere proprietà granducale nel 1772, venne comprata da Francesco Sassi di Tosa, banchiere fiorentino, a cui subentrarono vari creditori e successivamente due notabili di Bibbona: Tommaso Gardini e Benedetto Cancellierei. La tendenza a popolare le zone costiere si accrebbe con il miglioramento delle condizioni di salute tanto che gli affetti della malaria cominciavano progressivamente a diminuire, -il rimedio era il Rosolio medicamentoso, elaborato dall'estratto di china-. Le opere di bonifica del settecento cominciavano adesso a produrre tangibilmente ricchezza attraverso il sensibile aumento delle rese in campo agricolo. I proprietari terrieri crebbero di numero in numero ed in genere erano liberi professionisti residenti nei paesi vicini. La più importante fonte di ricchezza per il territorio collinare continuava ad essere la macchia mediterranea che nei primi anni del nuovo secolo venne devastata dal taglio illimitato della felce (pianta tipica del sottobosco molto ricca di potassa) La popolazione aumentò considerevolmente dal 1715 allorquando si contavano nella comunità di Bibbona e del Fitto di Cecina 315 abitanti. Nei primi anni dell'ottocento il granduca Pietro Leopoldo fece costruire la via Salaiola che da S. P. in Palazzi conduce a Volterra lungo la valle del Cecina.
Nel 1852 fu costruita la chiesa e istituita la parrocchia di S. Giuseppe che segnava il limite sud del borgo. La chiesa divenne il riferimento per il successivo sviluppo del paese, intorno all'edificio si articolarono nel tempo una serie di spazi pubblici: il municipio , la stazione ferroviaria, le scuole elementari lungo l'asse ovest, trasversale all'Aurelia. Le strutture erano connesse da un sistema di piazze alberate ciascuna delle quali accoglieva una funzione importante per la comunità - la fiera, le cerimonie religiose, lo svago - la realizzazione del municipio segnò l'inizio del processo di distacco dalla comunità di Bibbona, da cui era sempre dipesa amministrativamente, che terminò con atto ufficiale nel 1906. Negli ultimi anni dell'ottocento il nucleo abitato del Fitto di Cecina fu al centro di significativi interventi di programmazione territoriale, determinati da interessi economici e dalla necessità di organizzare la struttura urbana secondo le esigenze della comunità. Il primo piano è del 1853, e prevedeva la realizzazione di una piazza alberata -attuale piazza XX Settembre - in corrispondenza dell'accesso al paese poco a sud del ponte sul fiume (ricostruito lo stesso anno); il mercato settimanale trovò sede stabile nella piazza della chiesa. La stazione delle ferrovie fu inaugurata nel 1863, vi passavano i treni della linea Follonica-Livorno ed era stazione di testa linea per Volterra. Il successivo piano del 1886 prevedeva la costruzione della Pretura, delle carceri, della scuola (1894) e la lottizzazione di un'area di circa 36.000 mq; la stessa politica si ritrova anche nel progetto di ampliamento del paese nel 1906 che disegnò la forma urbana della zona compresa fra le scuole, la chiesa e via Magona. Nel 1889 fu realizzato il progetto di fognatura del paese di Cecina tanto che a quella data risultano servite via Ricasoli e via Fitto Vecchio dove erano collocati i lavatoi pubblici. Nel decennio successivo la rete fu estesa alla Via Aurelia, dal ponte a via della Latta e nella zona centrale, davanti alla chiesa fino alla stazione ferroviaria.
Negli ultimi anni del secolo il sistema economico subì alcune mutazioni significative determinate dalla chiusura dell'ampliamento industriale che aveva caratterizzato la zona costiera per duecento anni, la Magona del Ferro (1889). A seguito di ciò aprirono attività diversificate, tra cui lavorazioni alimentari (pastificio), la fabbricazione di pipe di radica e fornaci di mattoni lungo il corso del fiume Cecina. Il nucleo urbano affermò sempre di più quel ruolo di riferimento per i comuni vicini dal punto di vista degli scambi commerciali e dell'offerta di servizi. All'inizio del 1900 le caratteristiche produttive ed economiche di Cecina erano consolidate, in particolare attraverso la diversificazione della produzione artigianale, l'attività agricola, le attività di scambio commerciale e la fornitura di servizi. A questo tessuto di piccole aziende si affiancò, dopo la chiusura della Magona del Ferro, una grande industria di trasformazione per l'estrazione dello zucchero dalla barbabietola; fu la Società Etruria, con capitali genovesi e livornesi (famiglia Orlando), che dette avvio a questa attività produttiva che si è protratta fino ai primi anni ottanta del novecento rappresentando un'importante fonte di reddito stagionale. Nel 1915 venne presentato un piano regolatore redatto dall'ing. E. Giambastiani che interessò la porzione di territorio compresa fra la via Aurelia -già Emilia- e la ferrovia fino a via della Latta. Pochi anni più tardi venne presentato il progetto del viale di collegamento fra Cecina e Marina che venne realizzato solo nel 1933.
Negli anni venti del novecento aumentarono notevolmente i prezzi dei fitti -che raggiunsero i livelli di quelli della città di Livorno; - contemporaneamente si affermò l'attività turistica con conseguente interesse per le aree limitrofe alla costa; ciò fu di particolare stimolo per la realizzazione, nel 1925, di un piano per Marina. Il progetto prevedeva la demolizione delle strutture demaniali a favore della residenza nell'area compresa fra la chiesa e il viale della Repubblica -. La frazione di S. Pietro in Palazzi collocata all'incrocio di tre grosse arterie di comunicazione -la via Emilia, la via Aurelia e la Salaiola per Volterra - durante i primi decenni del novecento si sviluppò dapprima linearmente lungo l'Aurelia, successivamente secondo la tipica struttura a maglia del capoluogo. Tra la prima e la seconda guerra mondiale si verificò un cambiamento significativo nella produzione agricola che passa dal primato cerealicolo alla coltivazione di ortaggi, di prodotti per animali, di vitigni ed olivi. L'abitato di Cecina si caratterizza per la sua vocazione commerciale, organizzando al suo interno attività sia artigianali che di semplice distribuzione, e per la fornitura di servizi alla popolazione, allargando il bacino di interesse oltre il confine provinciale. La struttura della città, consolidatasi nella prima metà del novecento attraverso un'attenta politica di pianificazione, subisce la prima forma di compromissione già con gli eventi che precedono il secondo conflitto mondiale.
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IL MUSEO ARCHEOLOGICO COMUNALE
La prima sala accoglie le testimonianze relative alle più antiche presenze umane: strumenti litici del paleolitico inferiore, medio e superiore provenienti da Bibbona, Cecina, Castagneto Carducci. La scarsa documentazione di età neolitica, un eccezionale complesso eneolitico, probabilmente un corredo tombale proveniente da Guardistallo. L'apparato didattico di questa prima sala illustra gli insediamenti dell'età del bronzo, la cui documentazione è purtroppo ancora molto frammentaria e, in alcuni casi, incerta.
La seconda sala ospita i reperti dell'età del ferro che, a causa di una deplorevole dispersione di materiali verificatasi tra la fine dell'ottocento e i primi decenni del secolo scorso, costituiscono una documentazione limitata all'ossuario biconico decorato dell'importante necropoli di Casaglia, in località Cerreta. Di altre probabili necropoli (Belorio, Bibbona) restano solo notizie e rinvenimenti sporadici.
Un aspetto caratteristico del territorio costiero è costituito dalla presenza di ripostigli di bronzi, deposti nell'ottavo secolo e in secoli ancora più antichi, come il ricco deposito di Bambolo contenente armi, fibule ed elementi di bardatura equina.
Le sale 3-4 e 5 raccolgono testimonianze di uno dei momenti più ricchi e significativi, l'età orientalizzante.
A cavallo tra l'VIII e il VII secolo si colloca il bel corredo recuperato casualmente durante lavori agricoli in località Campo Sassino a Bibbona, con anforetta a prese forate caratteristica del territorio volterrano-populoniese. Nella valle del fiume Cecina insediamenti di questa età (fine VIII – prima metà VII secolo a.C.) sono stati individuati a Casale Marittimo, Montescudaio, Casaglia e Guardistallo, centri situati in posizione strategica lungo il corso del fiume e arroccati sulle colline che si affacciano sulla larga piana costiera. Da Montescudaio proviene il notissimo cinerario con decorazione plastica che propone sul coperchio la scena del banchetto ultraterreno del defunto.
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Le sistematiche esplorazioni da parte della Soprintendenza Archeologica hanno rivelato, presso Casale Marittimo, l'esistenza di un villaggio di capanne della fine del VIII secolo a cui si aggiunge nel VII secolo a.C. una serie di strutture palaziali. Le fortune del gruppo dominante sono rappresentate anche dalla necropoli in località casa Nocera. Una diversa situazione sociale è documentata dall'abitato di Guardistallo documentata da due fondi di capanne databili la seconda metà del VII secolo a.C., indizio probabile di un piccolo centro a vocazione agricola.
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Alcuni impianti tombali di dimensioni monumentali, le tombe a camera sotto tumulo (Casale Marittimo, Bibbona, Casaglia) Alla monumentalizzazione degli ambienti di sepoltura corrispondeva l'evidenza data alla struttura esterna, un alto tumolo di terra che segnava con la sua imponenza il territorio, esaltando lo status aristocratico dei titolari (sala VI). Una serie di splendidi cippi sepolcrali in marmo attestano l'esistenza in loco di gentes di non trascurabili possibilità economiche.
La sala VII ospita cippi teste d'ariete del tardo VI e V secolo. L'esistenza di importanti vie di comunicazione tra la costa e l'interno è documentata dalla presenza di un significativo luogo di cui restano diversi bronzetti votivi tra cui il famoso "capro" rinvenuti a Bibbona.
La sala VIII ospita la ricostruzione di una tomba a camera della necropoli volterrana di Badia
La base economica agricola appare integrata dallo sfruttamento delle ricche risorse minerarie e da consistenti attività artigianali e di scambio.
Le sale IX e X raccolgono testimonianze dell'antico porto di Volterra, Vada Volterrana, che fino all'epoca tardo romana fu uno dei principali scali marittimi del Tirreno e della costruzione della Via Aurelia, nel metà del III secolo che snodandosi lungo la costa univa Roma a Pisa, rivelando l'allineamento dell'élite volterrana con la classe dirigente di Roma.
Il proliferare lungo la costa da Cecina fino a Pisa, di fornaci che tra il II secolo a.C. e gli inizi del I secolo d.C. producono anfore destinate al trasporto del vino locale è un chiaro indizio della prosperità del territorio. Significamente si fanno numerosi anche i rinvenimenti subacquei di questo periodo a testimonianza del pieno inserimento dell'area nella grande rotte commerciali della tarda età repubblicana e della prima età imperiale.del popolamento del territorio tra il primo e il secondo secolo d.C. sono testimonianza sepolture isolate, come la "cappuccina" da Belora con balsami in vetro e cristallo, o piccoli nuclei di tombe sparsi nel territorio.
La sala XI ospita infine una scelta dei materiali più significativi acquistati negli anni '60 del secolo scorso in vista della formazione a Cecina di un Antiquarium Comunale: ceramica italo – geometrica, vasi in bucchero e impasto dall'etruria meridionale, un piccolo nucleo di ceramica figurata attica e italiota, terrecotte votive dall'Etruria e dalla Magna Grecia, vetri di età romana, un consistente numero di oggetti in bronzo, vasellame, armi, fibule, cinturoni, monete e altri suppellettili di epoche diverse. L'intento fondamentale è quello di costituire un punto di partenza per l'esplorazione storicoarcheologica dell'intero territorio, ovvero i siti di scavo e gli altri punti d'interesse storicoambientale; con questa finalità sarà impostata la parte didattica, ovvero i pannelli esplicativi e le didascalie, che ospiteranno un'ampia documentazione fotografica dei luoghi di provenienza dei reperti. (Anna Maria Esposito-Soprintendenza Beni Archeologici della Toscana)
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Oltre al Museo Archeologico è consigliabile effettuare una visita al vicino Parco Archeologico della Villa romana di San Vincenzino dove, oltre ai resti di un grandioso edificio di età imperiale, è possibile visitare la mostra "privata luxuria" dove si trovano esposte le testimonianze della ricchezza e del lusso privato dell'importante famiglia romana proprietaria della villa, fra le quali una statuetta di Iside in alabastro di pregevole fattura.
Suggestiva la visita all'imponente cisterna sotterranea, perfettamente conservata, che approvvigionava di acqua sia le grandi terme private che gli ambienti lavorativi.
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