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Comune di Castagneto Carducci 
CENNI STORICI
Il ruolo prioritario esercitato nel tempo dalla famiglia comitale Della Gherardesca sul territorio di Castagneto, costantemente assoggettato alla sua autorità, sin dal periodo medioevale, ha indotto nel passato molti storici ad intrecciare, in forma variamente differenziata, le più antiche vicende della località e dei dintorni con quelle dei supposti fondatori del casato, in una sorta di connubio atavico che fu talvolta utilizzato come strumento utile a legittimare il secolare diritto di possesso esercitato in loco dai componenti l'illustre casata. A giudizio di taluni, infatti, l'origine dei Della Gherardesca va fatta risalire al longobardo Walfredo il quale, nel 754, risulta avere fondato, presso l'attuale Monteverdi, in monastero di San Pietro in Palazzuolo, legando ad esso, tramite donazione, sia Castagneto sia numerose altre proprietà territoriali.
I dati storici confermano l'esistenza di uno stretto rapporto tra la terra di Castagneto ed i Gherardesca, tant'è che alcuni componenti della settima generazione, sono indicati in un documento del 9 Novembre 1161, con il titolo di conti di Castagneto, accompagnato da quello di "domini" di Donoratico, ed è tra i membri della solita casata che si rintracciano i conti delle località limitrofe di Segalari, Donoratico e Bolgheri. L'acquisizione di queste e numerose altre proprietà, originariamente sparse all'interno delle contee di Pisa, Populonia, Lucca e Volterra, rappresentò ovviamente la diretta conseguenza del ruolo politico svolto dai Della Gherardesca nel contesto dell'antica Tuscia: nella seconda metà del X secolo, infatti, alcuni membri di questa famiglia furono conti di Volterra e l'avvenuta investitura lascia trasparire con chiarezza l'esistenza di forti legami coi rappresentanti dell'autorità centrale, che si concretizzarono più avanti con l'adesione al partito enriciano, schieratosi a favore dell'imperatore Enrico II per contrastare quei fermenti di rivolta ed autonomia che avevano portato, nell'anno 1002, all'elezione di Arduino d'Ivrea a re d'Italia. La decisa posizione filoimperiale assunta dai Gherardeschi si rivelò vincente e produsse, come diretta conseguenza, una riconferma dei privilegi in precedenza acquisiti, cui si sommarono, nella prima metà del secolo XI, nuovi vantaggi economico politici derivati dall'ampliamento del patrimonio fondiario. Verso la fine del Trecento si produce uno spostamento degli interessi familiari dei Gherardesca, dalla contea di Volterra verso la città di Pisa, con una progressiva acquisizione di prestigio civico, poi confluito nell'assunzione di importanti cariche pubbliche. La nuova condizione non mancò di provocare ampi riflessi sui territori appartenenti ai feudi di famiglia: se, infatti, da un punto di vista giuridico formale, oltre ai diretti benefici derivanti dal possesso delle proprietà terriere, fu demandata ai conti la sola gestione della giustizia amministrativa, mentre la sfera della giustizia criminale è di pertinenza del Comune di Pisa, nella realtà dei fatti ed in virtù del predominio esercitato sulla vita politica pisana i Della Gherardesca godettero di una totale autonomia e pienezza di gestione, qualificandosi come signori unici e assoluti delle comunità comprese dentro i propri feudi. E' solamente dopo il 1405, a seguito della conquista di Pisa da parte di fiorentini, che si produssero talune svolte, atte a modificare il precedente assetto amministrativo: nel 1421 la Comunità di Castagneto è autorizzata a darsi degli statuti autonomi, mentre nel '25 la sfera dell'alta giustizia, ovverosia della giustizia criminale, fu sottratta alle possibili ingerenze della famiglia ed affidata al Capitano vicario di Campiglia, direttamente dipendente dal governo di Firenze. I cambiamenti menzionati tuttavia non provocarono un autentico sradicamento degli antichi privilegi; si deve ricordare, infatti, che ai Della Gherardesca furono riconfermati i diritti di signoria, al tempo stesso i conti furono nominati vicari di Castagneto e di diversi altri centri confinanti, con un'operazione che, senza stravolgere i precedenti assetti della proprietà territoriale, si limitava a ribadirne l'avvenuta subordinazione al potere centrale fiorentino.
Sul fronte dei rapporti intercorrenti tra i membri della casata e la Comunità di Castagneto si delinea, a partire dal secolo XVI, una precisa contrapposizione, sfociata in dispute giuridiche che videro di volta in volta fronteggiarsi gli interessi degli indigeni e quelli dei conti: così – ad esempio – tra il 1566 ed '67 Francesco Della Gherardesca rivendicò i diritti feudali di caccia, pesca, pascolo e legnatico e nella causa che ne seguì si vide riconoscere i primi due dal tribunale fiorentino giudicante, mentre per gli altri prevalsero le richieste avanzate dalla popolazione locale, a cui, dopo svariati anni, i Della Gherardesca furono costretti a cedere lo jus pascendi ed il permesso di usufrutto sul legname (1600 – 1610). E' tuttavia nel Settecento e più precisamente nel periodo lorenese, che i contrasti fra le parti iniziarono ad assumere caratteri di più profonda asprezza: nel 1776, contestualmente ad una più complessa e generale operazione di riordino territoriale, Castagneto perse la propria autonomia e fu inglobato, insieme ai centri di Bolgheri e Donoratico, nella comunità di Gherardesca, vedendo cancellare il proprio nome a tutto favore di una nuova e non gradita determinazione. Per contrastare l'avvenuto cambiamento, che riconosceva il ruolo prioritario esercitato dalla famiglia comitale su quella parte della Maremma, i castagnetani rivolsero al Granduca Pietro Leopoldo un accorato appello, denunciando il grave stato di abbandono in cui versavano le zone controllate dai Della Gherardesca e chiedendo di essere sottratti al loro feudo. La richiesta non fu esaudita, anche se i conti, in quello stesso anno, dovettero adottare nei propri territori la legge sui feudi, da lungo tempo emessa che riducendo in forma sostanziale il potere dei feudatari, avrebbe permesso alle popolazioni di acquisire una maggiore autonomia, facilitando inoltre il decollo di una nuova, più illuminata politica economica, mirata a soddisfare le necessità dei ceti emergenti. Profondi attriti caratterizzarono anche la vita ottocentesca, quando il bisogno di libertà ed autonomia degli abitanti continuò a scontrarsi con la rivendicazione dei diritti comitali, sfociando in azioni legali e pubbliche proteste. Il primo scontro, verificatosi nel '44, fu la diretta conseguenza dell'inasprimento delle relazioni tra i castagnetani ed il conte che, in quello stesso anno aveva fatto circolare un suo proclama, tramite il quale ribadiva l'antico divieto di cacciare e di pescare nelle proprie tenute; la fase più violenta e accesa degli scontri, tuttavia, si ebbe tra il '47 ed il '48. Memorabile, tra gli altri, il tumulto scoppiato per sottrarre al conte l'oratorio cittadino di S. Sebastiano (non più esistente), che pur essendo proprietà della Comunità fungeva da cappella privata della famiglia Gherardesca. Per l'intervento e per l'accorta mediazione effettuata da Giuliano Ricci si poté giungere, alla fine, ad un accordo tra le parti, che si concluse con la concessione al popolo delle tanto agognate preselle e con la definitiva presa di possesso, da parte del Comune, del conteso oratorio, nonché del palazzo pretorio, successivamente trasformato in municipio. Inoltre scomparse dalla toponomastica locale l'odiata denominazione Comunità di Gherardesca, in luogo della quale fu ristabilita quella di Castagneto che sembra derivare, dal tipo di vegetazione propria della zona, con l'aggettivo Marittimo. La tregua raggiunta, tuttavia, non esaurì completamente la catena degli attriti, che si inasprirono di nuovo allo scadere del secolo, per le faccende solite di caccia e di legnatico: forti contestazioni, inoltre, furono rivolte al conte da parte del Comune per l'alto canone richiesto ai fini della concessione d'uso della sorgente locale. Poiché dall'acqua dipendeva il miglioramento delle condizioni igieniche, il dissidio assunse tinte particolarmente accese, sfociando addirittura in una causa. Non sorprende, a fronte di tante e tanto gravi contrapposizioni, che nel 1907 il Comune decidesse di ribattezzarsi con il nome di Castagneto Carducci. Se infatti nella scelta va certamente colta l'intenzione di rendere omaggio ad una grande poeta, perpetuando il ricordo della sua permanenza a Bolgheri ed a Castagneto, dove fanciullo soggiornò per molti anni, tornandovi poi come ospite durante la maturità, non va dimenticato che il padre di Giosuè, Michele, un medico chirurgo lungamente attivo in questi luoghi, fu tra i più fermi oppositori dei diritti feudali, vivendo da protagonista la stagione dei fermenti civici che precedette i moti del '48. Il cognome Carducci pertanto, definitivamente unito al secolare nome del paese, suggella in via emblematica il percorso secolare compiuto dagli uomini di questa terra per la conquista della libertà.
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Capoluogo del Comune omonimo, è un piccolo borgo adagiato sulla sommità della collina, su cui domina il Castello dei Conti della Gherardesca, un tempo circondato da mura di cui sopravvive il fronte rivolto verso il mare e che insieme alla chiesa di San Lorenzo, costituisce il nucleo originario del centro abitato. Intorno al Castello la cui edificazione risale probabilmente al Mille, si è sviluppato il centro urbano secondo uno schema di anelli concentrici che danno vita ad un sistema di strade, vicoli e piazzette. Il castello ebbe, nella sua lunga storia, numerose modificazioni e rifacimenti successivi, al pari della chiesa parrocchiale, a lungo utilizzata come chiesa del castello, come si ravvisa dall'esame delle strutture interne. Davanti alla propositura di San Lorenzo, sorge la Chiesa del S.S. Crocifisso al cui interno è conservato il Crocifisso ligneo di epoca quattocentesca, rinvenuto tra i ruderi dell'antico monastero di San Colombano ed oggetto di vivissimo culto locale, rappresentato dalle "Feste Triennali" L'attuale municipio, divenuto sede municipale nel 1849 nel quadro della complessa vicenda delle preselle, aveva funzionato, a partire dal 1716, da palazzo pretorio; nella piazzetta retrostante, la Piazza della Gogna, avevano luogo le grida di condanne e l'esecuzione di infamanti pene alla gogna ed alla berlina. Di particolare interesse: Castello della Gherardesca (Via Indipendenza), Propositura di San Lorenzo, Chiesa del S.S. Crocifisso, Chiesa della Madonna del Carmine (di recente dichiarata sede del costituendo Museo dei paramenti sacri), Centro Carducciano (Via Carducci, 59), Museo Archivio, Piazzale Belvedere

DA VEDERE
Bolgheri
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Di Bolgheri sappiamo che fu il centro di un vasto territorio detto "Sala ducis Allonis", diventato poi patrimonio ducale e quindi proprietà dei Gherardesca. Oggetto di numerose incursioni e saccheggi nei secoli XVI e XV, visse il suo momento di sfortunata gloria nel 1496 quando, dopo un'eroica difesa, dovette soccombere alle schiaccianti forze dell'imperatore Massimiliano I. In quell'occasione Bolgheri venne saccheggiata ed incendiata, mentre la popolazione che si era rifugiata in chiesa vecchi, donne e bambini fu trucidata. Nella prima metà del Cinquecento fu ricostruito e nonostante i numerosi rifacimenti successivi, il castello ed il paese, cui si accede dall'unica porta ad arco, non hanno perso niente di quello che doveva essere il loro fascino originario. Il tempo sembra essersi fermato: qui il trascorrere delle stagioni è ancora scandito dal variare dei colori dei campi e dei poggi tutt'intorno. Gran parte della notorietà di Bolgheri si deve alla poesia carducciana "Davanti San Guido", al celebre "Viale dei Cipressi", considerato monumento nazionale, insieme al cimitero monumentale dove fu sepolta Nonna Lucia.
Marina di Castagneto Carducci
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Sorge a ridosso di una folta pineta costiera impiantata nella prima metà del secolo scorso per difendere la campagna retrostante dai venti di mare. Si è sviluppata intorno agli anni cinquanta nelle vicinanze di un Forte settecentesco, fatto costruire dal governo lorenense per integrare e migliorare la rete difensiva lungo il litorale toscano. Marina di Castagneto è una delle località più conosciute e frequentate della Costa degli Etruschi, dotata di strutture ricettive e di divertimenti, tra cui uno dei più grandi parchi giochi della Toscana: il Cavallino Matto. La spiaggia ampia e sabbiosa è dotata di numerosi stabilimenti balneari, mentre a sud ed a nord della località, chilometri di spiaggia libera, oggetto di pulizia quotidiana, offrono ancora lo spettacolo della fioritura del gigli di mare e delle altre piante pioniere. Il Comune di Castagneto, in ragione della qualità dell'ambiente, della sua tutela e per i servizi offerti ai cittadini ed all'utenza estiva, ha ottenuto ed ottiene importanti riconoscimenti quale, ad esempio, l'assegnazione della "Bandiera Blu" ed il riconoscimento di Lega Ambiente "Eco sistema vacanze".
Torre di Donoratico
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Il Castello di Donoratico, ora in rovina, sorge su una piccola altura di m. 179 di altitudine, con le pendici assai ripide ad eccezione della parte meridionale. Fu distrutto nel 1433 a causa di una contesa tra i Della Gherardesca e Firenze. Era munito di una duplice cinta di mura che racchiudeva un ripiano. Sopravvivono alcuni ruderi delle mura esterne (tra cui la porta a sud ovest) e della torre. Di quest'ultima si conservano ancora il lato ovest (con due finestre), parte del lato nord (dove rimane traccia del quadruplo ordine di aperture ad arco) ed il lato sud, addossato ad una torre più bassa e di epoca più recente. La più alta aveva quattro piani ed una cisterna, non pare avesse una porta di ingresso, ma all'altezza di circa tre metri dal piano, si trovava un'apertura a cui si accedeva da una scala mobile che, in caso di necessità, veniva ritirata. Sul fronte ovest della torre, nelle mura superstiti, si apre una porta ad arco a tutto sesto, sormontata dai resti di una scala, a sud est di nuovo i resti di una porta di accesso al castello. La torre fu ampiamente ristrutturata da Walfredo della Gherardesca, nel 1929. In quell'occasione il conte fece asportare alcune pietre dal castello di Donoratico per costruire la torre campanaria a fianco della chiesa di S. Lorenzo , a Castagneto Carducci. Circa 400 metri sotto la torre, lungo la strada di accesso, si trovano i resti di tombe etrusche scavante nella roccia e di più recenti necropoli.
Il rifugio faunistico di Bolgheri
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Il Rifugio faunistico di Bolgheri è stato istituito nell'anno 1968, ha una estensione di 500 ettari ed è collocato al confine nord del Comune di Castagneto Carducci, fra il Mar Tirreno e la ferrovia Grosseto Livorno. La palude è attraversata da arginelli pedonabili fiancheggiati da paratie costruite in materiale naturale (cannucce) che conducono ad osservatori, costruiti con lo stesso sistema, molto ampi e confortevoli, da dove si può osservare la fauna, senza disturbarla.. All'inizio del percorso vi è una torre d'osservazione da cui si può ammirare l'intera palude. Nel Rifugio faunistico di Bolgheri è ancora presente, nella sua integrità, il tipico ambiente costiero paludoso della Maremma di un tempo. A partire dal mare si ha un arenile ampio e ben conservato con essenze pioniere altrove scomparse. Secolari ginepri proteggono dai venti salmastri il retrostante tombolo composto da pini domestici, lecci e altre tipiche essenze mediterranee; segue una fascia a foresta allagata costituita quasi essenzialmente da frassini ossifilli. Vi è poi la palude vera e propria con vasti canneti a canna di palude, pratoni allagati, chiari, cariceti, giuncheti e canali. La fauna è molto ricca. Tra i mammiferi ricordiamo: capriolo, coniglio selvatico, scoiattolo, martora, tasso, ecc. Tra gli uccelli, veri dominatori del Rifugio, ricordiamo innanzitutto le grandi presenze autunno invernali di colombacci, di storni e di anatre di superficie di varie specie. Presenti regolarmente, tra gli altri, il falco pellegrino, l'oca selvatica, la volpoca, la gru, il tarabuso, il gufo comune. Tra i nidificanti si segnalano: il germano reale, il tuffetto, il picchio verde, il picchio rosso minore, la piana, il gruccione, l'allocco, il barbagianni, la folaga, la gallinella d'acqua. Il Rifugio Faunistico di Bolgheri è visitabile dal 15 Ottobre al 15 Aprile, esclusivamente previa prenotazione presso la sede del WWF Val di Cornia - sez. di Piombino - tel. 0565/224361

IL Seggio
Nei pressi di Castagneto Carducci si trova una bella spiaggia che prende il nome dal fiume che la attraversa. Alla destra del corso d'acqua c'è la parte di arenile meglio conservata raggiungibile, con poco sacrificio, dalla spiaggia o dal mare. Sul lato sinistro del fiume si estende invece la parte di spiaggia libera e attrezzata, con 5 ettari di pineta comunale alle spalle, dove ci si può rifugiare nelle ore più calde.
Per arrivare a Castagneto, dall'Aurelia bisogna svoltare al bivio per Marina di Castagneto e poi chiedere indicazioni per il Parco del Cavallino Matto. Una volta raggiunto il parco, basta girare a destra per la via del Seggio, che porta al mare.
La spiaggia è segnalata tra le più belle d'Italia sulla Guida Blu del Touring Club.
Un tratto della spiaggia del Seggio è attrezzata per accogliere i cani.
Castiglioncello di Bolgheri
Edificio a due ali fortificato con bastioni ed una torretta, sorge su un poggio conico (393 mt s.l.m.), completamente ricoperto di boscaglia con prevalenza di lecci, sulle pendici in basso sono presenti estesi uliveti. La sua origine è incerta, già citata nel 780 dC, sia pure con il significativo toponimo di Oliveto, fu possedimento dei Gherardesca fino al 1440, dei Soderini fino al 1665, degli Incontri fino al 1801 ed ancora dei Gherardesca successivamente. La posizione dell'edificio, solitario e pressoché inaccessibile, in cima ad un colle che domina Castagneto e Bolgheri e da cui la vista può spaziare dall'Isola D'Elba alla Corsica, a Livorno, al piano ed ai vigneti sottostanti, fino al mare, è alquanto suggestiva. Una volta all'anno, il 16 Luglio, viene aperto al pubblico, in occasione della festa della Madonna del Carmine
Centro di valorizzazione "Casa Carducci"
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Aperto al pubblico nel 1992 in seguito ad una convenzione tra il Comune di Castagneto Carducci e la famiglia proprietaria Espinassi Moratti, il Centro ha come proprio scopo quello di rievocare il legame di affezione che per molto tempo unì Carducci a Castagneto. Si deve ricordare infatti che il medico Michele Carducci, padre dello scrittore, esercitò la professione a Bolgheri dal 1838, ma per le sue convinzioni progressite e libertarie e per gli attriti con la parte più conservatrice della popolazione, si vide costretto nel 1848 a traslocare nella più tranquilla Castagneto, dove alloggiò fino al 1849. Dopo di allora, tra il 1879 ed il 1894, il poeta venne ospitato annualmente nella casa della famiglia Espinassi Moratti; fu questa l'epoca delle ribotte”, un lungo e cordiale corollario all'attaccamento alla Maremma. L'antica permanenza del piccolo Giosuè nella residenza è ricordata dalla lapide commemorativa posta sopra la facciata del palazzo; la stanza interna ed il mobilio, messi a disposizione dagli eredi dei precedenti proprietari, intendono evocare il fascino discreto degli antichi interni familiari che fecero da sfondo alla presenza castagnetana del Carducci.
Casa Carducci via Carducci n. 59 Aperta festivi e prefestivi dalle ore 15.00 alle 18.00 Info e prenotazioni: Tel. 0565 765032
Museo archivio Carducci - Parco Letterario
Museo Archivio via Carducci n.2 Associazione Culturale Messidoro Sede Parco Letterario via Carducci n.2 57022 Castagneto Carducci tel. 0565 765032 \n
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MUSEO ARCHIVIO GIOSUE CARDUCCI
Il museo carducciano propone i maggiori momenti dell'attività letteraria del poeta, legata ai suoni e ai profumi della Maremma pisana divenuta fonte d'ispirazione per le sue celebri poesie come Davanti San Guido”, Traversando la Maremma Toscana”e San Martino”, che hanno portato il Carducci ad essere conosciuto come il poeta della Natura, dei valori semplici e genuini. Infatti nelle sue opere rimane costante la rievocazione del paesaggio rurale e contadino di Bolgheri e Castagneto, dove Carducci trascorse i primi anni della sua infanzia, e dove tornò per brevi soggiorni quando ormai era un poeta celebre ed affermato.
Giosuè Carducci nasce a Val di Castello in Versilia il 27 Luglio 1835. Si trasferisce con la famiglia a Bolgheri nel 1838, quando il padre Michele ottiene la licenza di medico nella Contea di Donoratico, di proprietà dei Della Gherardesca. Qui Giosuè trascorse un'infanzia felice, dedita alla lettura e allo studio dei classici. Nel Maggio del 1848 a seguito di alcune fucilate sparate in direzione dello studio del padre (che si era scontrato con le autorità locali) fu costretto con la famiglia a trasferirsi a Castagneto Marittimo dove risedette per circa un anno. In questo anno il giovane Carducci si avvicina alla poesia del Giusti, poeta satirico toscano, mentre il padre Michele partecipa attivamente alla vita politica castagnetana che risentiva del clima rivoluzionario dei moti italiani del '48, ma dopo nuovi scontri con i Della Gherardesca abbandonano Castagneto. Si trasferiscono a Firenze, dove Giosuè terminerà gli studi classici e incontrerà la futura moglie Elvira Menicucci. Nel 1855 si laurea alla Scuola Normale Superiore di Pisa in Filosofia e Filologia, fino ad ottenere la cattedra di Eloquenza Italiana all'Università di Bologna, dove insegnerà per 44 anni. Nel 1890 viene nominato senatore a vita per meriti letterari, mentre nel 1906 è il primo italiano a ricevere il Premio Nobel per la letteratura. Muore a Bologna il 16 Febbraio 1907.
PANNELLO SAN MARTINO”
La poesia San Martino nasce in seguito ad una visita del Carducci, ormai poeta affermato, a Castagneto nel mese di Novembre. All'interno della poesia si evoca il paesaggio della Maremma e le sue immagini più conosciute: le colline, il mare ed i campi. Le 3 stesure riportate ci documentano l'evolversi della lirica: nella prima bozza (T1) è evidente l'impeto e l'urgenza del poeta di fissare l'ispirazione; la seconda bozza (T2) semidefinitiva e la terza (T3) trascrizione in bella copia, riportano la data 8 Dicembre 1883, con due orari diversi, e il primo titolo Autunno”. La poesia è composta da 4 strofe: la 1° e la 4° descrivono ambienti esterni ed ampi spazi che richiamano la natura e sentimenti di malinconia, tristezza e dolore; mentre la 2° e 3° strofa rievocano ambienti chiusi e intimi che simboleggiano l'interiorità dell'uomo, che si oppone alla crudeltà della natura solo con la propria operosità.
PANNELLO DAVANTI SAN GUIDO”
Giosuè Carducci scrive la poesia nel periodo di Natale del 1874, ma la stesura definitiva, qui esposta, risale al 18 Agosto 1886. L'occasione che permise al Carducci di rivedere i cipressi del viale che collegava l'antica via Emilia al paese di Bolgheri fu un viaggio in treno da Roma a Livorno nel 1873. La vista dei cipressi porta il poeta a ripercorrere con la memoria il periodo felice, puro e innocente della sua fanciullezza trascorsa in quei luoghi tanto amati e i momenti passati insieme alla cara Nonna Lucia che gli raccontava belle e lunghe favole, ormai rimasti solo semplici ricordi.
Il viale venne realizzato alla fine del ‘700 per opera dei Conti Della Gherardesca; inizialmente era uno stradone sterrato di circa 3 miglia affiancato da due filari di pioppi che vennero poi sostituiti dai cipressi. Asfaltato nel 1954 oggi il Viale dei cipressi è monumento nazionale sotto la tutela del Ministero dei Beni Culturali.
PANNELLO TRAVERSANDO LA MAREMMA TOSCANA”
Nella lettera scritta all'amico Chiarini il 23 Aprile 1885 invia anche il sonetto terminato (T2), che aveva composto dopo un viaggio in treno da Livorno a Roma, durante il quale aveva rivisto i paesi di Castagneto e Bolgheri. Questa lirica fa parte del gruppo di poesie dedicate a questi luoghi, scritte tra il 1871 e il 1885. La vista della campagna, delle colline e della pianura verdeggiante rievocano i dolci ricordi dell'infanzia e rasserenano il cuore del poeta, ma nello stesso tempo si rattrista al pensiero che i suoi ideali giovanili siano diventati solo mere illusioni che creano in lui un forte turbamento.
PANNELLO LE RIBOTTE”
Le Ribotte, citate dal Carducci nella corrispondenza con la moglie e l'amico Chiarini, sono lunghi pranzi con specialità gastronomiche e vino locale. Il piatto principale è composto dalla selvaggina di queste zone, tordi e cinghiali. Le ribotte venivano fatte all'aperto, nei luoghi cari al poeta come sui prati della torre di Donoratico o al Castello di Segalari. Vi partecipavano le autorità comunali, personaggi di rilievo della popolazione castagnetana ma anche amici intimi del Carducci. Durante le ribotte il poeta era solito declamare alcuni suoi versi come in occasione di quella fatta alla torre di Donoratico, il 17 Settembre 1885 (F1), durante la quale recitò il sonetto dedicato a Castagneto Traversando la Maremma Toscana”
PANNELLO IL PREMIO NOBEL”
Il 10 Dicembre 1906 al Carducci, ormai infermo a causa della paralisi che lo aveva colpito pochi anni prima, gli viene consegnato idealmente il Premio Nobel per la letteratura, nella sua casa bolognese dal Barone De Bildt, ministro svedese in Italia, mentre si stava svolgendo contemporaneamente in Svezia la cerimonia ufficiale, dove il sovrano Oscar II consegnava ad un ministro italiano la medaglia, il premio e la pergamena. Giosuè Carducci è stato il primo italiano a ricevere il prestigioso riconoscimento che comprendeva un assegno di 138.536,1 corone svedesi che oggi corrisponderebbero a circa 600.000 euro. Il denaro venne usato per risolvere problemi economici della famiglia in seguito alla morte della primogenita Beatrice che lasciò orfani 5 figli. Il Poeta non potrà utilizzare il denaro perché muore a Bologna tra il 15 e16 Febbraio 1907, 2 mesi dopo la consegna del premio.
PANNELLO LE CARICATURE”
Giosuè Carducci oltre ad essere un poeta svolse opere di critica letteraria utilizzando un lessico elaborato, che degenerava talvolta in un linguaggio artefatto. Pubblicò recensioni e saggi critici sulle maggiori riviste letterarie del tempo ( Momo”, L'Illustrazione italiana”, La cronaca bizantina”) e su quotidiani (Il resto del Carlino”..). Alcuni giornali gli rivolsero delle vignette satiriche che polemizzavano sui mutamenti di opinione politica che aveva avuto nel corso della vita e ironizzavano sui suoi piaceri gastronomici.
PANNELLO LE DONNE DI CASA”
Lucia Galleni, nonna di Giosuè, rimasta vedova del marito si fa carico della famiglia Carducci; organizzò il trasferimento a Bolgheri e placò i duri contrasti politici sorti tra il figlio Michele e il parroco del paese Don Bussotti. Carducci ebbe un legame molto profondo con la nonna, che era solita raccontarli favole e consolarlo dalle sgrida materne. Il loro rapporto si interruppe molto presto, nonna Lucia morì di tisi il 18 Dicembre 1842. Venne sepolta nel piccolo cimitero di Bolgheri, oggi monumento nazionale. Dopo la morte della nonna , la madre Ildegonda Celli divenne l'unico punto di riferimento per il piccolo Giosuè. Ildegonda conobbe il marito Michele a Volterra nel 1831, dove era relegato per motivi politici, lei era ospite degli zii materni. Morì a Bologna nel 1870. Nel 1849 Giosuè, mentre si trovava a Firenze per terminare gli studi liceali, conobbe la futura moglie Elvira Menicucci; si sposarono nel 1859. Dal loro matrimonio nacquero tre figlie: Beatrice, la primogenita, Lauretta e Libertà, la prediletta del padre.
LA BIONDA MARIA”
A Bolgheri abitava Maria Banchini, ragazza vivace e sorridente , figlia di mugnai. E' Maria, la giovane dai capelli biondi, il primo amore alla quale il giovane Giosuè scriveva lettere, è lei l'ispiratrice della poesia Idillio Maremmano”.
PANNELLO CARDUCI ROMANTICO”
Due furono le muse ispiratrici del Carducci: Lina e Annie. Del 1871 è la prima lettera di Carolina Cristofori Piva di Milano al Carducci, che conteneva un ritratto ed un sonetto, vera e propria dichiarazione d'amore. Il primo appuntamento è in un Caffè di Bologna nel 1872; da questo incontro ha inizio la storia d'amore tra Giosuè e Lina che durerà circa 10 anni. La moglie Elvira verrà a conoscenza del rapporto extraconiugale del marito dopo avere scoperto sulla scrivania del poeta le lettere di Lina. Lina morirà di tisi nel 1880; il Carducci resterà per tutta la notte a vegliare la salma della donna accanto al marito, il Colonnello Piva.
Il 5 Dicembre 1889 viene recapitato un biglietto al Carducci; è di Annie Vivanti, giovane poetessa nata a Londra, di padre italiano e madre tedesca. Tra i due inizia una lunga corrispondenza che si tramuterà in amore (Giosuè aveva 55 anni, Annie 20). La relazione durerà alcuni mesi, i due trascorreranno insieme un soggiorno a La Spezia, faranno lunghe passeggiate a cavallo e il poeta donerà alla giovane donna un puledro. Nel 1892 Annie sposa un giornalista irlandese, l'ultimo incontro con il poeta è del 1903.
"I luoghi della Fede" 
Numerosi i luoghi sacri a Castagneto Carducci. Citiamo tra essi i più significativi:
Oratorio di San Guido:
Piccola chiesa a pianta ovale, posta sulla via Aurelia di fronte al Viale di San Guido e voluta nel 1703 dal conte di Bolgheri Simone Maria per onorare la memoria dell'antenato Guido, l'eremita vissuto a cavallo dei secoli XI e XII. Ne fu autore un artista fatto venire appositamente da Fiesole, Romolo Della Bella e fu scelta, secondo costume, una posizione abbastanza distante dal Casone di San Guido, già esistente, vicino al quale passava allora la Via Emilia.
Questa fu spostata nella posizione attuale in occasione delle bonifiche (1779 - 1786) e la chiesina venne così a trovarsi sulla via principale.
Chiesa di Sant'Antonio Abate di Bolgheri:
S. Antonio Abate è un santo universale ed in passato importante per il bestiame, per cui ogni località aveva sempre una chiesina dedicata al Santo; la chiesina di Bolgheri, costruita poco prima della porta di ingresso, fu costruita nel 1686 dal Conte Simone Maria della Gherardesca in ricordo della campagna meravigliosa” di Vienna del 1683, allorchè gli eserciti cristiani sbaragliarono i Turchi e riconquistarono Buda e Pest, liberando tutta l'Ungheria.
Chiesa parrocchiale dei SS. Jacopo e Cristoforo di Bolgheri:
E' certo che il precedente Castello di Bolgheri, distrutto nel 1496, si trovava in ubicazione diversa dell'odierno Castelvecchio, e che fu scelta la posizione attuale forse perchè vi si trovava già un convento,o romitorio, che divenne la canonica della nuova chiesa.
Una recente analisi delle pietre della porta di ingresso della chiesa attuale ha rivelato epoche assai più remote, intorno al 1050.
E' possibile che, al momento della costruzione, fossero state utilizzate molte pietre del precedente castello ma non si può escludere che vi esistesse, oltre al romitorio, anche la Chiesa.
La chiesa di Bolgheri fu spesso oggetto di dispute tra i pievani e i conti per le spese di restauro e di manutenzione. Gli ultimi restauri avvennero nel 1902. Nell'occasione il conte Guido Alberto non badò a spese: restaurò e abbellì l'interno e l'esterno dato che entrava un nuovo pievano oriundo di Napoli e quindi forestiero”, secondo una tradizione che non voleva assolutamente un pievano castagnetano.
Chiesa di S. Giuseppe Opifex delle Grottine:
Si trova sulla via Bolgherese, in prossimità della casa colonica omonima. Fu costruita nel 1951 e dedicata a San Giuseppe Opifex (operaio).
Chiesa della Madonna del Carmine ("del Millanta", o "delle Rose") di Castagneto:
Esisteva in loco un'antica chiesetta semidistrutta, già di proprietà della Campagna della Madonna del Carmine di Castagneto e, dal 1790 circa, di proprieta' della famiglia Millanta. Stando al dettato di un'epigrafe, un loro discendente, Niccola (1818-1884), donò la chiesa alla Misericordia; più specificatamente Niccola destinò alla costruzione un lascito del fratello Don Giuseppe (il "Maestro" del Carducci), ma la morte lo colse qualche mese prima dell'ultimazione della chiesa e la donazione fu effettuata a suo nome dai figli Francesco (detto "Cecconaso"), Maria Annunziata, Agata ed Evaristo (detto "Marcellino"), i quali avrebbero quantomeno ricordare nell'epigrafe quello zio Don Giuseppe che aveva finanziato I'opera.
Chiesa della Immacolata concezione (Balli) di Castagneto:
Nell'allivellazione dei beni della Pieve di Castagneto (1835), era stato promesso dal conte Guido Alberto che, in sostituzione della chiesa di S. Giusto che era diventata privata, sarebbe stata costruita una nuova chiesa a Castagneto. Pero', neppure col figlio Ugolino si riaffaccio' il problema. Intorno al 1887, la mancata costruzione riaffioro' e si formo' un apposito comitato per erigere una nuova chiesa nella parte nuova del paese. II comitato, con presidente Antonio Moratti e direttore Domenico Moschetti, voleva la nuova chiesa nel Biancuccio; il conte Walfredo, proprietario del terreno, preferiva donare il terreno in Fontanella (sotto la strada d'accesso) : discussioni e rinvii, finché non se ne fece di nulla.
Fu allora che Antonio Balli restauro' questa chiesina, che sorgeva sul suo possedimento, lungo la via delle Pievi (oggi via Gramsci), costruita in precedenza al canonico Don Cammillo Mori, suo zio (era fratello della madre del Balli). La chiesina e' dedicata all'Immacolata Concezione.
Cappella di S. Antonio in Castagneto:
E la chiesa detta "del Moratti", posta in via Carducci, in quei tratto di questa via che un tempo era detta "della Maesta'". La chiesina, costruita nel 1612, era inizialmente intitolata al SS. Salvatore ed apparteneva alla famiglia Casanuova, come tutto lo stabile. Questo titolo fu dimesso nel 1818 e trasferito nella chiesa propositurale di S. Lorenzo, per far posto ad un santo di vecchia conoscenza, S. Antonio da Padova, che fino a quell'anno era stato titolare della chiesina posta in borgo. Così questa, costruita nel 1765 ed acquistata nel 1803 dai Gherardesca insieme a tutto il terreno circostante. "l'Orto di S. Antonio", poté essere demolita per far posto all'attuale stabile, l'angolo fra il Borgo e via Cavour, contrassegnato da un epigrafe celebrativa.
Cappella del SS. Crocifisso di Castagneto:
Non è conosciuta l'epoca in cui fu rinvenuto il grande Crocifisso di Castagneto. Si sasolo, con molta approssimazione, che provienie dal monastero di S. Colombano eche è attribuito a "Scuola Pisana del '400". E' presumibile che la consegna alla "Compagnia" castagnetana sia avvenuta in epoca successiva alla concessione a livello dei beni di S. Colombano ai Gherardesca, da parte degli agostiniani, avvenuta il 22 febbraio 1519. Ricevuta la sacra immagine, fu necessario conservarla in un'apposita chiesina, non volendo (o non potendo) usufruire di quella parrocchiale che era comitale. Fu perciò costruita nel 1587, nella piazzetta antistante la chiesa Parrocchiale, questa chiesina, restaurata ed abbellita dal conte Walfredo nel 1922 ("agro suo destituit exornativ a. Dni MCMXXII"). II bel crocifisso è conservato in una teca chiusa che viene scoperta ben due volte l'anno, il 3 maggio ed il 14 settembre; ogni 3 anni viene traslato nella chiesa parrocchiale e portato in processione in occasione delle Feste Triennali.
Chiesa parrocchiale di S. Lorenzo di Castagneto:
La chiesa parrocchiale di Castagneto, essendo nel contempo la chiesa comitale del Castello di Castagneto, potrebbe essere vecchia quanto il Castello e quindi riportarci ad epoche antichissime (almeno il 754 d. C.). dopo quella data ricomparve alla storia il 9 ottobre 1507, allorché il Conte Fazio convoco' in questa chiesa 20 uomini rappresentativi dei "comunisti" di Castagneto, per definire con essi le modalità per il taglio degli alberi, cioè il diritto di legnatico. La chiesa era quindi utilizzata anche come foro o sala consiliare. I restauri apportati nel corso dei secoli non si contano: nel 1716, dopo il crollo dell'altissimo campanile dovuta ad un fulmine; nei 1770 con il nuovo pievano Don Valentino Verdiani, nel 1783, nel 1802 per l'elevazione ai rango di propositura, nel 1811 (rifacimento delle vetrate, e nel 1836 dopo l'allivellazione dei beni della Pieve di Castagneto da parte dei Gherardesca: nel contratto di livello era infatti previsto che un "grosso" laudemio, pari ad una annata di canone, cioè scudi 319.6.12.8, fosse destinato a migliorie alla chiesa; e fu ancora restaurata nel 1926, quando entro' il nuovo proposto Don Cesare Innocenti. Al termine del restauro del 1926, la chiesa presentava queste caratteristiche: due epigrafi, una a ricordoodell'avvenuto restauro e l'altra alla memoria del vescovo Morteo; sei vetrate, tre con il ricordo dei restauro e tre con le immagini di S. Lorenzo, S. Giuseppe e S. Walfredo; affreschi con S. Cristoforo, S. Lorenzo (titolare della chiesa), S. Cerbone (titolare della diocesi), S. Bartolomeo (il santo dell'abbazia), e i "santi di famiglia Gherardesca" : la beata Gherardesca, S. Walfredo ed il beato Gaddo; inoltre, di maggiori dimensioni, S. Francesco. A S. Guido, il "santo" di famiglia, è infine dedicato un altare con un grande affresco raffigurante sei leggende della sua vita. L'altare conserva in una teca alcune reliquie: del beato con la scritta 'crux maxilla cum pluribus reliquiis corporis san Guidi De Gherardesca". L'affresco, suddiviso in sei;quadri, presenta gli avvenimenti più significativi dell'agiografia reale o leggendaria del beato Guido: "1) Guido de eremitagio fuge de casa sua. 2) La grota de penitentia. 3) Sona campane en sua morte. 4) Sovra il sepolcro scopa i fiori dopo 300 anni. 5) Corpo dello Sancto nel Domo di Pisa. 6) Gloria de Sancto Guido. Si sa per certo che un tempo esisteva di S. Guido anche un busto d'argento; fu portato a Pisa e fuso, insieme al reliquiario e ad una lampada votiva, "per comprare" la pace con i Francesi nel 1796. Fusione e sacrificio effettuati, ma risultati dimostratisi vani qualche anno dopo.
Archivio storico
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Il patrimonio documentario del Comune è di indubbio interesse storico ed è particolarmente ricco ed articolato, come risulta dall'Inventario della parte preunitaria, dato alle stampe nel 1992, e da quello relativo alla parte postunitaria, dato alle stampe nel 1999 con la collaborazione della Soprintendenza Archivistica per la Toscana. La parte preunitaria, riordinata dalla dott.ssa Mirella Ronchetti, abbraccia un arco di tempo che va dal 1648 al 1865 ed è stata suddivisa in tre sezioni. La prima comprende la documentazione attinente al territorio che nel 1776 si configurò come Comunità Della Gherardesca e formata, oltre che dai territori di Bolgheri, Castagneto e Donoratico, dalle "Parrocchie" di San Lorenzo Martire a Castagneto, Sant'Iacopo e Cristoforo a Bolgheri, San Bernardo a Castiglioncello. La seconda, già oggetto di Mostre documentarie organizzate dall'Amministrazione Comunale, si riferisce alla "Mairie" del periodo della dominazione napoleonica (anni 1808 - 1814). La terza sezione infine raccoglie la documentazione della ricostituita Comunità dopo il ritorno sul trono del Granduca, fino all'Unità d'Italia. L'inventario del materiale documentario relativo all'Archivio postunitario, redatto dalla dott.ssa Barbara Allegranti, abbraccia un arco di tempo che va dal 1865 al 1955 e comprende anche gli Archivi Aggregati (Congregazione di carità, Ente comunale di assistenza, Opera Nazionale Maternità e Infanzia, Patronato Scolastico, Società Filarmonica Comunale, Ente Opere Assistenziali, Consorzio Provinciale per l'olivicoltura, ecc.) L'Archivio, conservato nei locali del Palazzo Comunale di Via Umberto I° a Castagneto, è attualmente aperto al pubblico previo appuntamento il Sabato dalle ore 9 alle ore 12. Per ulteriori informazioni e prenotazioni, occorre telefonare alla Biblioteca Comunale (tel./fax 0565-778411).
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