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La chiesa di San Ferdinando , detta popolarmente Crocetta , [1] è una delle più belle chiese di Livorno .
Incastonata nel quartiere della Venezia Nuova , a lato della piazza del Luogo Pio , rappresenta un gioiello barocco del primo Settecento . A pochi metri sorgeva la scomparsa chiesa di Sant'Anna .
Storia
La chiesa fu iniziata nel 1707 su progetto di Giovan Battista Foggini e conclusa dopo quasi dieci anni di lavori da Giovanni del Fantasia , autore peraltro della vicina chiesa del Luogo Pio e della maestosa Santa Caterina . Il tempio, intitolato a San Fedinando Re , fu affidato quindi all'opera dei Trinitari , la cui missione era quella di raccogliere fondi per la liberazione degli schiavi .
Inoltre, nei pressi della chiesa di San Ferdinando esisteva, sin dal Seicento , un piccolo luogo di culto progettato da Giovanni Battista Santi e dedicato alla Natività di Maria e a Sant'Anna . La chiesa, pericolante, fu chiusa nel 1862 , mentre i suoi arredi sacri furono assegnati ai Padri Trinitari. L'intero complesso venne distrutto nei primi anni del Novecento a seguito di un'opera di risanamento del quartiere.
Successivamente, durante la seconda guerra mondiale , Livorno ed il quartiere della Venezia Nuova furono duramente colpiti dai bombardamenti americani, ma la chiesa di San Ferdinando riuscì miracolosamente a salvarsi: gli attigui locali ed il campanile vennero invece rasi al suolo e quindi ricostruiti.
Descrizione
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Gli schiavi liberati , di Giovanni Baratta |
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All'esterno l'edificio presenta una mole non particolarmente elegante, con una facciata incompleta, priva del rivestimento marmoreo previsto in origine. Lungo i fianchi si osservano dei contrafforti che si concludono nel transetto ; adiacente alla parete occidentale, oltre il ricostruito campanile , si trova invece la sede della scuola di Sant'Anna, un edificio sorto nel dopoguerra e che, a distanza di oltre mezzo secolo, presenta ancora un muro esterno non intonacato.
L'interno della chiesa invece è un notevole esempio di architettura barocca : la pianta infatti è a croce latina , con una splendida navata centrale coperta da una volta a botte e affiancata da piccole cappelle laterali adorne di marmi pregiati. All'incrocio tra il transetto e la navata si apre una cupola circolare, che all'esterno invece è completamente nascosta da un tiburio ottagonale.
Numerosi altari si ergono lungo le cappelle, ma l'opera di maggior pregio custodita all'interno è senza dubbio il gruppo scultoreo de Gli schiavi liberati , di Giovanni Baratta , artista che aveva persino collaborato con Francesco Borromini : l'opera simboleggia la missione dei Trinitari e rappresenta un angelo intento a liberare due schiavi.
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